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Proposte di legge:
Folena, n.
2648,
15 aprile 2002
Finocchiaro, n.
3344,
4 novembre 2002
Finocchiaro, n.
3497,
19 dicembre 2002
Kessler, n.
3552,
20 gennaio 2003
Carboni, n.
4540,
4 dicembre 2003 |
L'articolo 27 della Costituzione
stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti
contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione
del condannato. Da questo principio, che segnala il grande valore
civile e sociale della nostra Carta costituzionale e mantiene
tuttora una straordinaria attualità, è derivata la produzione
legislativa penitenziaria sui diritti del detenuto, sul lavoro nel
carcere, sulla istruzione, sulle misure alternative alla
detenzione.
Questo modernissimo e civilissimo
sistema che ha incontrato, come è ovvio, notevoli difficoltà per
dover conciliare la finalità rieducativa con la detenzione, si è
imposto con i governi di centrosinistra della scorsa legislatura
che hanno perseguito contemporaneamente l'adeguamento delle
strutture logistiche e la più completa e organica organizzazione
penitenziaria.
Con il Governo Berlusconi, ed in
particolare con la politica del Ministro della Giustizia Castelli,
si è bloccato quell¹importante processo di modernizzazione del
sistema penitenziario avviato dall¹Ulivo distogliendo risorse
economiche e personale umano, senza saper incidere minimamente,
per esempio, sul gravissimo problema del sovraffollamento: in
Italia sono presenti circa 57.000 detenuti a fronte di una
capienza tollerabile di 43.000 persone.
Le gravi carenze del sistema
penitenziario determinano continuamente manifestazioni di
protesta: dal rifiuto del vitto fornito dall'amministrazione (il
cosiddetto sciopero del carrello), fino allo sciopero della fame e
della sete. Preoccupanti sono inoltre i suicidi e le centinaia di
casi di autolesionismo. Il Ministro Castelli ritiene che il
detenuto non abbia diritti e debba espiare la propria pena nelle
peggiori condizioni, con mortificazione della dignità della
persona.
Significativo è il mancato
trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni
sanitarie svolte dall'amministrazione penitenziaria che provoca la
caduta del livello di qualità dei servizi in particolare per la
medicina specialistica.
Questa politica scellerata ha
accresciuto pericolosamente la tensione in tutto il sistema
penitenziario nazionale ricevendo dissensi e critiche da tutti i
settori e da tutti gli operatori: dalla polizia penitenziaria, al
personale preposto al trattamento, alle associazioni di
volontariato. Noi riteniamo prioritario azzerare la politica del
Ministro Castelli e proponiamo, in via prioritaria e urgente: la
realizzazione del programma di edilizia penitenziaria secondo le
indicazioni contenute nel piano di azione approvato dall'allora
Ministro della Giustizia Fassino; l'adeguamento dell¹organico
della polizia penitenziaria, poiché costituisce l'asse portante
dell'intero sistema; l'adeguamento dell'organico del personale del
trattamento (educatori, assistenti sociali, associazioni di
volontariato, centri di servizio, ecc.); la riforma del sistema
sanitario penitenziario; il reperimento di adeguate risorse
finanziarie finalizzate a realizzare migliori condizioni di lavoro
ed un sistema compiuto di istruzione; il riconoscimento dei
diritti retributivi del personale; il potenziamento delle
strutture esterne di assistenza alle famiglie dei detenuti con
l'obiettivo almeno di ridurre il disagio sociale; il
riconoscimento e la valorizzazione dell'associazionismo di
servizio e di assistenza e del volontariato. Particolarmente
importante per noi è l¹istituzione del Difensore civico delle
persone private della libertà personale quale organo indipendente
dell'amministrazione della giustizia, con poteri ispettivi, di
mediazione, di segnalazione, ai fini dell'intervento, alle
autorità responsabili delle condizioni di vita dei detenuti. Il
Difensore civico costituirebbe inoltre il tramite con il
Parlamento per la necessaria conoscenza delle condizioni di vita
nelle carceri, anche al fine di predisporre le opportune
iniziative legislative.
Questo complesso programma di
intervento richiederà, prioritariamente, una particolare
conoscenza dell'attuale condizione del sistema penitenziario e
dovrà contenere, necessariamente, la riforma del Dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria, oggi organizzato in un sistema
inidoneo, visti i risultati, a realizzare i compiti istituzionali.
Il progetto di riforma richiederà, inoltre, un forte
coinvolgimento delle Regioni e degli Enti locali territoriali nei
compiti e nelle opportunità che la legislazione penitenziaria già
prevede nel settore del lavoro e dell'assistenza alle famiglie dei
detenuti.
Infine, dovrà prevedere
l'adeguamento dell'organico e delle strutture dei tribunali e
degli uffici giudiziari di sorveglianza che attualmente non
riescono a far fronte, se non in tempi lunghissimi, all'enorme
carico di lavoro vanificando, di fatto, gli obbiettivi delle
legislazione penitenziaria.
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