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Alla Difesa il Governo sta chiedendo
tantissimo in termini di impegno e di rischio ma in cambio non
garantisce neppure le risorse indispensabili: la prova più evidente è
nell’analisi dei bilanci degli ultimi tre anni nei quali vi è stata
addirittura una diminuzione delle risorse.
Lo scorso anno le spese correnti hanno
subito il taglio del 10%; nel bilancio del 2004 vengono ulteriormente
ridotte con un decremento di 21,3 milioni di euro che corrisponde ad
una diminuzione reale pari al 2,3%. Tagliare queste voci significa
spendere di meno per l’addestramento, la formazione, la qualificazione
del personale, la razionalizzazione e la modernizzazione, quindi
sull’efficienza dello strumento militare e sulle stesse condizioni di
sicurezza.
Un altro settore penalizzato è quello
degli investimenti con una riduzione di 162 milioni di euro (-4,8%).
Non sono state rispettare neppure le programmazioni già assunte per
l’ammodernamento delle infrastrutture, facendo addirittura slittare
alcuni accordi internazionali di cooperazione per l’acquisizione di
mezzi e di sistemi d’arma.
Allarmante è la situazione dell’area
industriale della Difesa. Gli arsenali della Marina militare e gli
stabilimenti dell’esercito rischiano la crisi per il mancato
ammodernamento delle strutture produttive, per l’inadeguatezza delle
risorse da destinare alla formazione e all’aggiornamento del personale
e per il crescente ricorso all’esternalizzazione dei servizi con
aumento di costi e riduzione dei benefici.
Per il personale militare e civile le
cose non sono andate meglio. I COCER (Componenti del consiglio
centrale della rappresentanza) sono profondamente insoddisfatti e i
sindacati del personale civile hanno unitariamente dichiarato
inconcludenti le relazioni sindacali per il Ministero della Difesa.
Confrontando gli stanziamenti
dell’ultimo triennio si evidenzia come, al netto dell’inflazione reale
nel 2002 e nel 2003 e di quella prevedibile per il 2004, le risorse
assegnate per il prossimo anno alla Difesa valgano il 12% in meno per
l’esercizio e il 9,2% in meno per gli investimenti rispetto al 2001.
Così, non solo ci si è allontanati dall’obiettivo dichiarato di
portare il bilancio della Difesa all’1,5% del Prodotto interno lordo,
ma si è reso difficile muoversi verso quest’obiettivo anche nei
prossimi anni. Ciò rende ancor più problematica la realizzazione di
quella identità di difesa europea secondo noi indispensabile,
cominciando a riempire di contenuti più concreti la Forza di
intervento europea e la Forza di intervento rapido.
È stata disposta la cartolarizzazione di
migliaia di alloggi: un esproprio che sottrae alla Difesa beni
strumentali per un valore di 800 milioni di euro ed espone centinaia
di famiglie allo sfratto. Tutto questo mentre i vertici della Difesa
dichiarano la necessità di incrementare gli alloggi di servizio per
assegnarli anche alla nuova categoria dei volontari di truppa.
Sulla riforma della rappresentanza
militare (l’organismo elettivo incaricato di tutelare gli interessi
morali e materiali del personale militare) è in corso un duro scontro
con la maggioranza, il cui un testo non raccoglie nessuna esigenza
progressista ma rappresenta per molti aspetti un passo indietro
rispetto alla situazione attuale. Per questo è apertamente contestato
dai COCER e da tutta l’opposizione.
In merito alla sospensione anticipata
del servizio di leva, da noi sostenuta con forza, il Governo ha
reintrodotto l’obbligo di un anno di servizio militare per chi intende
partecipare ai concorsi nelle Forze di polizia. La riteniamo una
scelta sbagliata che ha registrato dissensi anche tra la stessa
maggioranza: rischia di compromettere la sospensione della chiamata di
leva prevista dal 2005 e di condizionare negativamente il reclutamento
dei volontari. Per garantire questi obiettivi riteniamo necessario
prevedere concreti e adeguati incentivi per sia per chi sceglie il
servizio militare professionale sia per chi sceglierà il servizio
civile.
Per un esercito professionale la risorsa
principale è il fattore umano. La Commissione Difesa del Senato ha
condotto un’indagine sulla condizione dei volontari i cui risultati
non sono incoraggianti e sono necessari molti interventi per
migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle persone che
scelgono la professione militare. La relazione approvata dalla
maggioranza minimizza il disagio emerso nell’indagine conoscitiva.
Questo ci ha convinto a presentare una proposta di legge che elenca
una serie di misure da prendere, a partire da una nuova dislocazione
di enti e reparti delle Forze armate nelle cinque regioni dove avviene
l’85% del reclutamento dei volontari. Così come abbiamo presentato una
proposta di legge per garantire al personale militare efficaci
strumenti e misure operative per la tutela della salute e la
prevenzione del rischio presente nelle tante attività e nei vari
teatri operativi cui il personale è chiamato ad operare.
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