Difesa

 

 

 

Proposte di legge:

Minniti, n. 2193,
21 gennaio 2002

Minniti, n. 2967
5 luglio 2002

Alla Difesa il Governo sta chiedendo tantissimo in termini di impegno e di rischio ma in cambio non garantisce neppure le risorse indispensabili: la prova più evidente è nell’analisi dei bilanci degli ultimi tre anni nei quali vi è stata addirittura una diminuzione delle risorse.

Lo scorso anno le spese correnti hanno subito il taglio del 10%; nel bilancio del 2004 vengono ulteriormente ridotte con un decremento di 21,3 milioni di euro che corrisponde ad una diminuzione reale pari al 2,3%. Tagliare queste voci significa spendere di meno per l’addestramento, la formazione, la qualificazione del personale, la razionalizzazione e la modernizzazione, quindi sull’efficienza dello strumento militare e sulle stesse condizioni di sicurezza.

Un altro settore penalizzato è quello degli investimenti con una riduzione di 162 milioni di euro (-4,8%). Non sono state rispettare neppure le programmazioni già assunte per l’ammodernamento delle infrastrutture, facendo addirittura slittare alcuni accordi internazionali di cooperazione per l’acquisizione di mezzi e di sistemi d’arma.

Allarmante è la situazione dell’area industriale della Difesa. Gli arsenali della Marina militare e gli stabilimenti dell’esercito rischiano la crisi per il mancato ammodernamento delle strutture produttive, per l’inadeguatezza delle risorse da destinare alla formazione e all’aggiornamento del personale e per il crescente ricorso all’esternalizzazione dei servizi con aumento di costi e riduzione dei benefici.

Per il personale militare e civile le cose non sono andate meglio. I COCER (Componenti del consiglio centrale della rappresentanza) sono profondamente insoddisfatti e i sindacati del personale civile hanno unitariamente dichiarato inconcludenti le relazioni sindacali per il Ministero della Difesa.

Confrontando gli stanziamenti dell’ultimo triennio si evidenzia come, al netto dell’inflazione reale nel 2002 e nel 2003 e di quella prevedibile per il 2004, le risorse assegnate per il prossimo anno alla Difesa valgano il 12% in meno per l’esercizio e il 9,2% in meno per gli investimenti rispetto al 2001. Così, non solo ci si è allontanati dall’obiettivo dichiarato di portare il bilancio della Difesa all’1,5% del Prodotto interno lordo, ma si è reso difficile muoversi verso quest’obiettivo anche nei prossimi anni. Ciò rende ancor più problematica la realizzazione di quella identità di difesa europea secondo noi indispensabile, cominciando a riempire di contenuti più concreti la Forza di intervento europea e la Forza di intervento rapido.

È stata disposta la cartolarizzazione di migliaia di alloggi: un esproprio che sottrae alla Difesa beni strumentali per un valore di 800 milioni di euro ed espone centinaia di famiglie allo sfratto. Tutto questo mentre i vertici della Difesa dichiarano la necessità di incrementare gli alloggi di servizio per assegnarli anche alla nuova categoria dei volontari di truppa.

Sulla riforma della rappresentanza militare (l’organismo elettivo incaricato di tutelare gli interessi morali e materiali del personale militare) è in corso un duro scontro con la maggioranza, il cui un testo non raccoglie nessuna esigenza progressista ma rappresenta per molti aspetti un passo indietro rispetto alla situazione attuale. Per questo è apertamente contestato dai COCER e da tutta l’opposizione.

In merito alla sospensione anticipata del servizio di leva, da noi sostenuta con forza, il Governo ha reintrodotto l’obbligo di un anno di servizio militare per chi intende partecipare ai concorsi nelle Forze di polizia. La riteniamo una scelta sbagliata che ha registrato dissensi anche tra la stessa maggioranza: rischia di compromettere la sospensione della chiamata di leva prevista dal 2005 e di condizionare negativamente il reclutamento dei volontari. Per garantire questi obiettivi riteniamo necessario prevedere concreti e adeguati incentivi per sia per chi sceglie il servizio militare professionale sia per chi sceglierà il servizio civile.

Per un esercito professionale la risorsa principale è il fattore umano. La Commissione Difesa del Senato ha condotto un’indagine sulla condizione dei volontari i cui risultati non sono incoraggianti e sono necessari molti interventi per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle persone che scelgono la professione militare. La relazione approvata dalla maggioranza minimizza il disagio emerso nell’indagine conoscitiva. Questo ci ha convinto a presentare una proposta di legge che elenca una serie di misure da prendere, a partire da una nuova dislocazione di enti e reparti delle Forze armate nelle cinque regioni dove avviene l’85% del reclutamento dei volontari. Così come abbiamo presentato una proposta di legge per garantire al personale militare efficaci strumenti e misure operative per la tutela della salute e la prevenzione del rischio presente nelle tante attività e nei vari teatri operativi cui il personale è chiamato ad operare.



 
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