Donne

 

 

 

Proposta di legge

Finocchiaro, n. 1255,
9 luglio 2001
diventata Legge
n. 228/2003


Mozioni:

Magnolfi, n. 100200,
del 29 aprile 2003

Magnolfi, n. 100231,
del 25 giugno 2003

La legislatura si è aperta con l’approvazione, all’unanimità, della legge sul traffico di persone proposta dai deputati DS. Solo nella “civile” Europa ci sono circa 6 milioni di persone, prevalentemente donne e minori, che sono vittime di questa moderna schiavitù, che prevede la privazione delle libertà personali e il trasferimento dai paesi poveri ai paesi ricchi a fini dello sfruttamento sessuale, di accattonaggio, o addirittura di traffico di organi. Le pene sono state inasprite fino a 20 anni di carcere e si sono previsti interventi sociali di recupero e protezione per le vittime.

In materia di mutilazioni genitali femminili il nostro contributo è stato determinante per migliorare il testo iniziale della relativa legge, che prevedeva solo l’individuazione di un reato specifico e l’inasprimento delle pene. Ci siamo battuti per inserire adeguate misure di prevenzione, in Italia e all’estero, e interventi di integrazione socioculturale rivolti alle comunità di immigrati. Senza conquistare la fiducia delle donne immigrate e senza diffondere il valore dell’integrità psicofisica qualunque pena, per quanto elevata, non costituisce un deterrente, anzi può provocare reazioni di chiusura e, quindi, un maggiore ricorso alla clandestinità. Avevamo proposto il diritto allo status di rifugiate nel nostro paese per le donne che hanno il coraggio di sottrarsi, o cercano di sottrarre le proprie figlie, a queste pratiche orrende (il Parlamento europeo ha già approvato una risoluzione in tal senso), ma la maggioranza ha mostrato il suo volto xenofobo: ha modificato in aula il testo concordato in Commissione cancellando del tutto l’articolo sull’argomento.

Questa sensibilità sui temi dei diritti e delle libertà femminili ha spinto in particolare le deputate DS a presentare interrogazioni e mozioni parlamentari per salvare dalla condanna per lapidazione le cittadine nigeriane Safija Husseini e Amina Lawal (mozione approvata all’unanimità poco prima della sentenza favorevole) e per sottrarre all’ingiusta detenzione nel carcere dell’Avana l’economista Martha Beatriz Roque, dissidente del regime castrista.

Infine, ci siamo mobilitate, con iniziative politiche e parlamentari, a favore della libertà di Aung San Suu Kyi, coraggiosa leader del movimento di opposizione al feroce regime birmano, da molti anni costretta agli arresti domiciliari e privata dei suoi diritti politici.

 
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