Lavoro

 

 

 

Proposta di legge

 Cordoni, n. 4742,
24 febbraio 2004

Il reinserimento delle donne disabili
 

“Dicesi di disabile un soggetto che presenta una o più disabilità riferibili a particolari carenze fisiche o psichiche”. Così il vocabolario, che inevitabilmente tace su che cosa significa patire quelle disabilità, e per contro che cosa costa ribellarsi all’idea della rassegnata rinuncia di una vita propria, indipendente, vissuta anche nel lavoro, com’è giusta aspirazione di ogni persona. E se questo è difficile per il lavoratore disabile, le difficoltà si ingigantiscono per la donna lavoratrice che, oltre al danno fisico, somma sul piano psicologico pesanti conseguenze legate alla specificità femminile.

è un quadro impressionante di frustrazioni e di diritti negati, documentato di recente da una ricerca sulla condizione delle donne disabili promossa dall’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Amnil) in collaborazione con l’Istituto nazionale infortuni sul lavoro (Inail). Le donne con disabilità, pur dimostrando di avere la capacità di non rinunciare a se stesse, alla propria vita, si trovano – dopo un evento invalidante – a dovere affrontare atteggiamenti negativi, così sfavorevoli in ambito lavorativo da tradursi in una grande difficoltà e al limite nell’impossibilità di proseguire l’attività professionale. è stato rilevato che una percentuale assai significativa delle donne vittime di infortuni sul lavoro rinuncia all’attività lavorativa proprio a causa del difficile, e a volte penoso, percorso di ritorno sul luogo di lavoro. Senza contare un altro effetto: le ricadute che la disabilità provoca nell’ambito familiare e affettivo e che, nella vita di coppia, può portare alla rottura di legami apparentemente forti.

Sono disastrosi gli effetti di questo intreccio di problemi, com’è documentato dalla già accennata indagine Amnil-Inail: si registra infatti, dopo l’intervenuta disabilità, una forte spinta al licenziamento della fascia di donne di età inferiore ai cinquant’anni; mentre è circa il sessanta per cento delle stesse donne oltre i cinquant’anni a smettere di lavorare, ed una percentuale altrettanto significativa per lo meno cambia posto di lavoro, o è tentata di farlo ma non ci riesce. è chiaro che tanto nell’un caso (il licenziamento padronale) quanto nell’altro (la rinuncia, o il cambio dell’occupazione) è dettata non da ragioni oggettive ma o da intolleranza padronale per la disabilità, o da condizioni ambientali sfavorevoli che non possono certo essere addebitate alla donna lavoratrice ma sono piuttosto frutto di prevenzione e di scarsa conoscenza (o rifiuto) delle potenzialità di una disabile.

Ecco allora che, proprio per stimolare la modifica di comportamenti sociali e padronali arretrati, i deputati della Quercia hanno elaborato e presentato una proposta di legge molto articolata con l’obiettivo di favorire l’inserimento e/o il reinserimento nel mondo del lavoro di tutte le donne disabili attraverso una serie di azioni positive volte a rimuovere tutti gli ostacoli frapposti alla effettiva integrazione delle disabili nel mondo del lavoro. Sono sette le misure che la proposta DS indica non come risolutrici assolute di un problema delicato e comunque difficile, ma certo come stimoli e incentivi ad una evoluzione nei rapporti di lavoro e anche del costume.

Anzitutto si pensa a forme di agevolazione fiscale e contributiva a favore del datore di lavoro (pubblico o privato) che assuma, riassuma o reintegri una lavoratrice con una riduzione della capacita lavorativa inferiore al 67%. In parallelo: agevolazioni contributive a favore di chi assume donne disabili fuori della quota stabilita della legge 68 del 1999 anche nei casi di riassunzione o reintegro delle lavoratrici i contratti fossero scaduti prima dell’intervenuta disabilità. Inoltre, è previsto lo stanziamento di risorse statali a favore dei fondi regionali per il disabili (il riferimento è sempre alla legge 68) al fine della realizzazione di specifici corsi di formazione professionale. Si propone anche l’incremento – ai fini del sostegno della gestione familiare – dell’importo degli oneri deducibili versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale. Previsto un ampliamento delle funzioni delle consigliere di parità, che diventano le figure di raccordo tra la struttura aziendale e i servizi sociali, sanitari ed educativi presenti sul territorio, e ciò con la funzione di garantire alla lavoratrice la necessaria assistenza sul posto di lavoro. Infine la proposta prevede la concessione di permessi straordinari di assenza dal lavoro per la lavoratrice disabile per fruire (nel limite di sei ore mensili) di sostegni psico-fisici; ed un contributo statale per favorire la stipula di convenzioni tra datori di lavoro ed enti locali finalizzate ad assicurare servizi di trasporto gratuito casa-posto di lavoro e ritorno.

 

 
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