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La biografia di Enrico Berlinguer |
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Enrico Berlinguer era nato a Sassari il 25 maggio del 1922 da una famiglia
di media borghesia, il padre avvocato socialista. Morirà l’11 giugno del
1984, a Padova, in conseguenza di un ictus che lo aveva colpito quattro
giorni prima durante il comizio conclusivo della campagna elettorale per le
europee nella città veneta. Aveva sessantadue anni. Dal 1937 in contatto con gruppi antifascisti sardi, Enrico Berlinguer aderisce al PCI nel 1943 e presto diventa Segretario della gioventù comunista della sua città. In carcere per alcuni mesi in conseguenza della guida di moti popolari a Sassari nel 1944, alla fine di quello stesso anno è chiamato a Roma come membro della segreteria nazionale del movimento giovanile comunista, la futura Fgci. Dopo la fine della guerra è a Milano, e poi di nuovo a Roma come Segretario del Fronte della Gioventù. Membro del Comitato centrale del PCI e quindi, dal 1948, componente la Direzione comunista, è segretario generale della Federazione giovanile comunista dal 1949 al 1956, e in quello stesso periodo è per un triennio Presidente della Federazione mondiale della gioventù. Dopo aver lasciato la direzione della Fgci, Berlinguer ricopre vari altri incarichi di partito: Direttore della scuola centrale alle Frattocchie, Vice segretario regionale in Sardegna, Responsabile della sezione centrale di organizzazione, poi dell’Ufficio di segreteria a Botteghe Oscure, quindi Segretario regionale nel Lazio. Eletto deputato nel 1968 (verrà rieletto ininterrottamente per altre quattro legislature), farà sempre parte della commissione Esteri di Montecitorio. Intanto, al XII congresso del PCI (Roma, 1969) è eletto Vice segretario del PCI, mentre ne è segretario generale Luigi Longo. Al congresso successivo (Milano, 1972) succede a Longo, e verrà riconfermato segretario generale nei congressi del PCI del l979 e del 1982. È nel periodo a cavallo degli Anni Settanta e Ottanta che Enrico Berlinguer compie alcuni degli atti più significativi della sua esperienza al vertice del PCI. Sono dell’autunno del 1973 le “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile” nelle quali delinea la strategia del “compromesso storico”. Nella primavera del 1976 guida la delegazione al XXV congresso del Pcus per ribadire nel suo intervento l’autonomia del Partito comunista italiano e il nesso inscindibile tra democrazia e libertà. Pochi mesi dopo il 15 giugno, in un’intervista al Corriere della Sera, Berlinguer annuncia che i comunisti non chiederanno l’uscita dell’Italia dalla Nato che per il nostro Paese e per lo stesso PCI rappresenta un “ombrello” più sicuro del Patto di Varsavia. Il 6 gennaio del 1980 condanna severamente l’intervento sovietico in Afghanistan. Alla fine di quello stesso anno, in un comizio nell’Irpinia terremotata, sancisce la fine della politica della solidarietà nazionale e lancia l’alternativa democratica. Due interventi caratterizzeranno il 1981: a metà luglio rilascia un’intervista all’allora direttore di Repubblica, Eugenio Scalari, in cui indica – con impressionante premonizione – la centralità della questione morale; e a metà dicembre, nel corso di una tribuna televisiva, denuncia l’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre.
Enrico Berlinguer fu deputato per cinque Legislature. Eletto per la prima volta il 19 maggio 1968, V Legislatura, nella circoscrizione di Roma; venne rieletto, sempre nella stessa circoscrizione, il 7 maggio 1972, VI Legislatura; il 20 giugno 1976, VII Legislatura; il 3 giugno 1979, VIII Legislatura; il 12 luglio 1983, IX Legislatura. Ha sempre fatto parte della Commissione Affari esteri. Intervenne in Aula a Montecitorio 22 volte, e precisamente:
Gli interventi di Berlinguer nell’Aula di Montecitorio e al Parlamento Europeo, sono contenuti nel volume “Berlinguer, discorsi parlamentari” pubblicato dalla Camera dei Deputati nel 2001, a cura di Maria Luisa Righi con presentazione di Walter Veltroni e introduzione di Donald Sassoon.
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