IL DUPLICE RECORD DI SILVIO BERLUSCONI

Non era mai accaduto. Ma con Berlusconi è successo: che il centrodestra realizzasse, insieme, il duplice record dei conti pubblici fuori controllo e dell’economia in recessione. Altro che destino cinico e baro: l’economia mondiale cresce come non si vedeva da vent’anni; l’Europa, anche se meno dinamica, cresce comunque ad un tasso doppio del nostro. L’Italia è al palo. Ben altra strada andava seguita e si poteva seguire per assicurare un destino assai diverso al paese: bastava (e basta) seguire il filo rosso delle proposte che i Ds hanno presentato nel corso della legislatura, e illustrate nelle pagine che seguono.

Che cosa dicono queste proposte? Dicono della capacità propositiva dei deputati Ds ma soprattutto rivelano la chiara intelaiatura (connessioni, rimandi, intrecci) di una politica economica alternativa. Vorrei indicare tre elementi-chiave della crisi che le proposte Ds affrontano con decisione.

La distribuzione del reddito, intanto. Ha raggiunto disuguaglianze impressionanti. Basti citare per un verso la crescita dei patrimoni dei ceti più alti beneficiati dalle scelte del Cavaliere (riduzione delle aliquote per i livelli più alti dell’Irpef, scudo fiscale, ecc.) e per un altro le crescenti difficoltà della classe media colpita anche indirettamente da tanti provvedimenti del Governo: taglio dei trasferimenti a enti locali e Regioni, taglio delle pensioni, inflazione, crescita della pressione fiscale.

La competitività, poi. Ha continuato a peggiorare: in tre anni l’Italia è passata dal 21° al 47° posto nel rapporto del World Economic Forum sulla competitività internazionale. Gli investimenti per innovazione e ricerca ridotti al lumicino: spariti o quasi i crediti d’imposta per queste spese; nessun rifinanziamento delle leggi a sostegno dell’innovazione; mancata riduzione del cuneo fiscale; nessun impulso al credito per piccola e media industria, ecc.

Infine le riforme che non costano. Manca del tutto una politica di liberalizzazione a vantaggio dei consumatori; ferma la semplificazione amministrativa; bloccata la riforma a tutela di risparmio e trasparenza, cioè misure più severe per il falso in bilancio; un’autentica e moderna riforma della legge fallimentare; la liberalizzazione delle professioni.

Ecco, allora, cosa vuol dire il pieno fallimento della politica economica del Governo. Ed ecco il nostro contributo capace di indicare un orizzonte nuovo: un’economia più forte, una società più giusta e al tempo stesso più dinamica.

 

Mauro Agostini
vicepresidente e responsabile economia
del Gruppo Ds-l’Ulivo

 

 

Un buon lavoro, continuiamolo insieme di Luciano Violante

Il duplice record di Silvio Berlusconi di Mauro Agostini

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