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Mozione
1-00261 Violante
2 settembre 2003
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Questi primi quattro anni del Governo di centrodestra sono stati caratterizzati da un aumento costante del costo della vita, da un andamento dei prezzi incontrollato e da una conseguente e speculare diminuzione del potere di acquisto di stipendi, salari, pensioni. Per un sempre maggior numero di famiglie si pone ormai il problema di come far fronte alle spese dell’ultima settimana del mese. Nasce da questo stato di cose il crollo dei consumi, a partire da quelli alimentari, inconfutabilmente documentato dai dati forniti dall’Istat.
Governo e maggioranza non sono stati in grado di mettere in atto nulla di concreto, né con la politica economica generale né con interventi specifici, per tutelare i redditi e contenere prezzi e tariffe. Anzi, il Presidente del Consiglio ha risolto la questione invitando gli italiani a prendere esempio da sua madre la quale, quando va al mercato, fa il giro di tutte le bancarelle e compra solo da quelle che hanno i prezzi più bassi. Più recentemente, ha sostenuto che i prezzi li fa il mercato, che il Governo non ha alcuna possibilità di intervento e che, comunque, la colpa è dell’euro. In questa campagna anti euro Berlusconi è spalleggiato dai suoi alleati leghisti che, dimentichi di aver sostenuto la necessità di una “moneta padana” e dell’adesione della Padania all’Europa economica e monetaria ancora prima dell’Italia, propugnano adesso il ritorno alla lira. Noncuranti del fatto che, per unanime convinzione, fuori dall’euro, l’Italia si troverrebbe in una situazione identica a quella dell’Argentina per quel che riguarda i conti pubblici e il debito; fuori dall’euro gli interessi sul debito pubblico oscillerebbero intorno al 13% e quelli sui mutui bancari potrebbero arrivare al 12%. Sul fronte prezzi, con il petrolio che sfonda i 60 dollari a barile, gli economisti più prudenti stimano che abbandonando la moneta europea un litro di benzina verrebbe a costare in Italia tra le 4 e le 5.000 lire.
Ma come è andata veramente la vicenda dell’introduzione dell’euro? Intanto qualche data: la moneta europea è entrata in circolazione il 1° gennaio 2002; Berlusconi e il centrodestra stavano governando già da 7 mesi. Fino al 28 febbraio dello stesso anno, assieme all’euro, ha avuto libero corso anche la lira.
La legge delega che ha introdotto l’euro - è del dicembre 1997 prevedeva “periodi di adattamento che favoriscano il passaggio graduale alla nuova moneta ed il suo consapevole utilizzo, in particolare da parte dei consumatori".
Nel novembre 1996 è stato istituito il “Comitato di indirizzo e coordinamento per l’attuazione dell’euro“ che ha continuato ad operare fino all’agosto 2002, cioè fino a 14 mesi dopo l’insediamento del Governo di centrodestra. Compito del Comitato era quello di “coordinare le problematiche e le azioni correlate con l’introduzione dell’euro nel sistema economico e nell’ordinamento giuridico italiano“ e, in particolare, “di promuovere, programmare e attuare a livello nazionale le iniziative dirette ad assicurare l’equilibrato passaggio alla moneta unica“. Nel luglio 1998 sono stati istituiti i Comitati provinciali per l’euro, presieduti dai prefetti, “strutture locali funzionalmente collegate al comitato euro“ con il compito, tra l’altro, di assicurare la massima informazione sul processo di introduzione dell’euro, monitorare i prezzi, assumere tutte le iniziative necessarie a garantire un equilibrato passaggio all’euro.
Come si vede, i governi di centrosinistra avevano predisposto tutti gli strumenti necessari ad evitare che l’introduzione della moneta unica avesse effetti negativi e potesse essere utilizzata per manovre speculative e per aumentare indiscriminatamente i prezzi, specie nei settori meno sottoposti alla concorrenza.
Il Governo di centrodestra, chiamato a gestire concretamente il passaggio all’euro, questi strumenti non li ha utilizzati. Il perché non è chiaro, ma il risultato è certo: all’euro hanno aderito 12 paesi ma solo in Italia e Grecia si sono avute conseguenze sui prezzi.
Lo stesso Berlusconi, il 15 gennaio 2002, ha ammesso che la ricaduta dell’euro sull’inflazione di quell’anno sarebbe stata pari allo 0,2%. E allora perché i prezzi hanno galoppato? Cosa ha fatto il Governo per controllare il loro andamento, soprattutto nel delicato passaggio dalla lira alla nuova moneta? Cosa ha fatto per evitare che al bar un bicchiere di acqua minerale passasse, di botto, da 500 lire a 50 centesimi di euro, cioè a 1.000 lire?
L’introduzione dell’euro risale a tre anni e mezzo fa, ma ancora oggi i prezzi in Italia continuano ad aumentare più della media europea. È ancora colpa dell’euro o dell’inerzia del Governo e della sua disastrosa politica economica?
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Proposte di
legge
4885 Agostini
7 aprile 2004
4884 Agostini
7 aprile 2004
4886 Gasperoni
7 aprile 2004 |
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Interpellanza
urgente
2-00117 Violante
25 ottobre 2001
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Mozione
1-00261 Violante
2 settembre 2003
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Le scelte economiche e fiscali del Governo Berlusconi hanno progressivamente ridotto il potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni. I tagli effettuati in modo sistematico allo stato sociale hanno aumentato le spese dirette dei cittadini in campo sanitario, mentre la riduzione costante dei trasferimenti agli enti locali ha fatto lievitare le tasse locali affinché potesse essere mantenuto uno standard accettabile dei servizi.
Lavoratori dipendenti e pensionati sono le categorie più colpite dagli effetti di questa politica e dall’aumento incontrollato dei prezzi: il loro impoverimento, emerso da tutte le recenti ricerche, è una delle cause del calo degli acquisti, della crisi del risparmio e del ristagno della produzione del nostro paese. Queste categorie sono le stesse che, negli anni passati, hanno maggiormente sopportato il peso della crisi economica e del risanamento del paese, accettando, in quegli anni drammatici, di contenere le loro richieste di aumento in cambio della possibilità di mantenere il potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Il risultato, con questo Governo, è stato quello di una doppia beffa: oltre a doversi attenere, per le loro richieste di aumento, al tasso di inflazione programmata che l’attuale Esecutivo non ha voluto adeguare al reale aumento del costo della vita, hanno subito prelievi fiscali aggiuntivi a causa della mancata restituzione del drenaggio fiscale.
Negli ultimi tre anni l’inflazione ha superato la soglia del 2%, ma i consumatori l’hanno percepita più elevata rispetto a quella registrata dall’Istat a causa di alcune distorsioni nelle rilevazioni, che ne fanno sottostimare la dinamica mensile: basta pensare che il paniere Istat assegna alla spesa per la casa un peso soltanto del 9%!
La tutela del potere d’acquisto di salari e pensioni e la loro rivalutazione, adeguata al reale costo della vita, sono state i cardini dell’iniziativa dei deputati Ds. Per questo hanno proposto di istituire un paniere Istat ad hoc per le spese delle famiglie con un capofamiglia con più di 65 anni e di adeguare il valore delle pensioni sulla base di quel paniere, nonché di rivedere con sindacati ed organizzazioni dei consumatori gli indici che misurano il costo della vita per adeguarlo alla reale composizione dei consumi, tenendo anche conto della stagionalità dell’acquisto di alcuni prodotti di largo consumo.
Hanno proposto inoltre di migliorare l’adeguamento delle pensioni al costo della vita e di collegarlo all’aumento del Pil, non soltanto con l’introduzione dell’indice Istat specifico appena citato, ma con altre misure quali la riduzione a due degli scalini di reddito previsti per la rivalutazione annuale delle pensioni e rendendo effettivamente operante il meccanismo che attribuisce ulteriori aumenti, stabiliti ogni anno con legge finanziaria, in relazione all’andamento dell’economia (Riforma Amato del 1992).
Il controllo dei prezzi e delle tariffe da parte del Governo di centrodestra è stato inesistente: basta citare i casi dei prodotti petroliferi oppure della RC Auto per capire come il Governo abbia lasciato fare e quale sia stato il suo colpevole disinteresse. Già nel settembre del 2003, visto il ritmo annuo con cui cresceva l’indice dei prezzi al consumo (2,6-2,7%), i deputati Ds hanno posto all’attenzione del Parlamento e del paese la questione presentando una mozione e sviluppando in tutta Italia partendo dalla festa nazionale de l’Unità di Bologna e unitamente alle organizzazioni di partito - la campagna “I prezzi corrono, il governo sta a guardare“.
Nella mozione si chiedeva un tavolo di concertazione con le forze imprenditoriali, sindacali e con le associazioni dei consumatori per un attento monitoraggio dei prezzi, con particolare attenzione a quelli dei prodotti scolastici, della benzina, dei ristoranti e dei pubblici esercizi; inoltre si chiedeva un intervento attivo del ministro dell’Agricoltura, in collaborazione con le associazioni dei consumatori e con gli agricoltori, per rendere trasparente la formazione dei prezzi dei prodotti agricoli.
In quella mozione i deputati Ds proponevano anche di predisporre un quadro organico delle tariffe concordato con Regioni ed enti locali e di liberalizzare il settore dell’energia e quello dei servizi, e di modificare i criteri dell’indagine sui consumi delle famiglie per avere una rappresentazione il più possibile esauriente e realistica degli standard di vita delle famiglie italiane, con particolare attenzione a quelle in condizioni disagiate. Infine hanno richiesto al Governo di varare una legge per rendere concretamente praticabili le cosiddette “azioni di gruppo” a tutela di interessi economici che riguardano migliaia di consumatori.
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Proposte di
legge
5582 Turco
2 febbraio 2005
4968 D’Alema
5 maggio 2004
4832 Battaglia
22 marzo 2004 |
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SANITÀ
La politica del Governo Berlusconi ha aumentato le difficoltà per il Servizio sanitario nazionale ed i rischi di collasso dell’intero sistema. Risorse finanziarie insufficienti alle Regioni per garantire i livelli essenziali di assistenza e per il ripianamento dei debiti, fondi scarsi sia per i rinnovi contrattuali che per la definizione dei contratti, drastico taglio all’edilizia sanitaria hanno determinato gravi disagi e danni economici per i servizi, gli operatori, i cittadini. Secondo il Rapporto Ceis Sanità 2004, della facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma, oltre 850mila famiglie italiane sono in difficoltà economiche a causa di spese sanitarie non previste e pagate di tasca propria. Ben 342mila di queste sono finite temporaneamente al di sotto della soglia di povertà.
In Parlamento i deputati Ds hanno sostenuto con forza le proposte delle Regioni, degli operatori della sanità, delle organizzazioni a tutela dei malati. In particolare hanno proposto: misure per contrastare i ritardi nell’erogazione delle prestazioni e per l’abbattimento delle liste d’attesa; l’incremento del Fondo per la sanità delle Regioni; l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza. Per il Mezzogiorno hanno proposto di destinare i fondi di investimento dell’Inail per la creazione di servizi territoriali per la prevenzione e le cure primarie, per la ristrutturazione dell’edilizia sanitaria e l'ammodernamento tecnologico, per promuovere la creazione di centri ospedalieri di eccellenza e di alta specializzazione, per la formazione del personale sanitario e la ricerca biomedica. Sulla questione farmaci, i deputati Ds hanno proposto l’abolizione del ticket nelle Regioni che l’hanno reintrodotto; un maggiore controllo sulle prescrizioni e la realizzazione di una campagna per la promozione dei farmaci generici, l’introduzione di confezioni ottimali per evitare sprechi e, con una recente proposta di legge, strumenti di sostegno allo sviluppo della ricerca farmaceutica. Per la professione medica una specifica proposta prevede una maggiore responsabilizzazione nell’organizzazione e nella gestione dei servizi e più flessibilità nel rapporto di lavoro. Per gli specializzandi hanno previsto contratti, retribuzioni e diritti adeguati; per le professioni sanitarie l’istituzione degli albi professionali. Si è chiesta l’istituzione dell’Autorità italiana per la sicurezza alimentare per rafforzare i controlli contro l’impiego di sostanze nocive alla salute negli allevamenti, nell’attività agricola e in tutta la filiera alimentare.
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Proposte di
legge
4480 Fluvi
12 novembre 2003
2504 Rava
8 marzo 2002
5528 Benvenuto
11 gennaio 2005 |
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Proposte di
legge
126 Crucianelli
30 maggio 2001
128 Crucianelli
30 maggio 2001
5411 Benvenuto
10 novembre 2004 |
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CONSUMATORI
In Italia c’è ancora molto da fare per portare la condizione del consumatore ai livelli medi europei. Infatti, nonostante i notevoli progressi dovuti agli interventi della seconda metà degli anni ’90, rimangono distorsioni nel mercato quali monopoli, corporativismi, protezionismi e localismi che prevalgono sull’interesse collettivo, vincolando i consumatori e gravandoli di maggiori costi.
Inoltre il peggioramento della situazione economica e la perdita di potere d’acquisto (per l’aumento dei prezzi e delle tariffe) causati dall’azione del Governo hanno fatto sì che i consumatori non abbiano potuto godere degli indubbi vantaggi della moneta unica, come ad esempio il basso livello dei tassi di interesse.
Bisogna invece affermare la centralità del consumatore/utente attraverso la ripresa di politiche di promozione della concorrenza nei servizi di pubblica utilità; di riforma delle professioni; di ammodernamento e di regolamentazione del settore della distribuzione; di efficienza dei servizi assicurativi e finanziari; di liberalizzazione dei servizi di trasporto.
Allo stesso tempo, è necessario tutelare i consumatori e difendere la qualità della vita attraverso la promozione di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato, adottando misure di tutela del consumatore in tutti i campi (nella catena alimentare, nei trasporti, nei servizi, nell’ambito del credito e delle assicurazioni): per questo è necessario rafforzare il potere sociale dei consumatori e delle organizzazioni che li rappresentano.
In questa direzione è andato l’impegno dei deputati Ds in questi anni, attraverso la presentazione di proposte di legge orientate a: tutelare correntisti bancari in materia di anatocismo (la pratica bancaria di applicare, generalmente a cadenza trimestrale, interessi non solo sul debito, ma anche sugli interessi maturati su quel debito); difendere i diritti dei consumatori nel settore degli outlet (spacci aziendali); salvaguardare i 400mila piccoli risparmiatori sottoscrittori dei bond argentini; favorire la contribuzione volontaria alle associazioni dei consumatori prevedendo la possibilità di destinare anche ad esse l’8 per mille; istituire l'Agenzia per la sicurezza alimentare; dare vita all’Istituto nazionale per il consumo allo scopo di offrire a consumatori e imprenditori servizi e consulenze per una maggiore sicurezza e qualità dei prodotti in commercio.
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