Proposta di legge


5025 Fassino, Turco
24 maggio 2004

 

 

SOSTEGNO ALLA VITA QUOTIDIANA

Si parla tanto di bassa natalità, ma nessuno dice che le coppie in Italia spesso rinunciano ad avere i figli che desiderano. Perché? Perché mancano i servizi per i bambini e per le famiglie. Perché c’è un’asimmetria tra donne e uomini nella cura dei figli e nel lavoro familiare. Perché la spesa sociale destinata alla maternità e alla famiglia è bassissima (3,7% del Pil contro l’8,5% della media europea) e di conseguenza i servizi non sono adeguati.

La proposta di legge elaborata dai deputati Ds vuole aiutare a superare gli ostacoli che le famiglie incontrano nell’organizzazione della vita quotidiana, nel lavoro, nelle spese. Due le priorità: conciliare meglio la vita lavorativa e la vita familiare e supportare economicamente la famiglia durante l’arco delle sue diverse fasi.

Per rendere più efficace l’attuale legge sui congedi, i deputati Ds hanno proposto incentivi fiscali per i datori di lavoro che permettano al dipendente di lavorare part-time o di avere orari flessibili per prendersi cura di un familiare. Hanno proposto l’aumento dell’indennità dall’80% al 100% della retribuzione per i lavoratori dipendenti che usufruiscono del congedo di maternità/paternità e l’aumento dell’assegno di maternità di 1.000 euro per chi ha un lavoro atipico e discontinuo. Hanno proposto l’aumento dal 30% all’80% dell’indennità per il primo mese di congedo parentale (previsto per occuparsi di un figlio piccolo) per i lavoratori subordinati, per i lavoratori autonomi e per i liberi professionisti. Per incentivare i padri con lavoro a tempo indeterminato ad usufruire del congedo parentale, abbiamo infine proposto che l’indennità spetterà alla madre solo dopo che ne abbia fruito padre.

L’assegno a sostegno delle responsabilità familiari, invece, serve ad alleggerire il costo economico sostenuto dalle famiglie per la cura dei figli, anche nel caso di disoccupazione o di lavori discontinui. L’assegno è composto da due parti: una detrazione IRPEF di una cifra fissa di 520 euro per figlio a carico e un trasferimento (per i lavoratori subordinati, parasubordinati e autonomi), aumentato del 10% per i primi tre figli e del 5% per il quarto rispetto alla cifra attuale.

La proposta contiene anche misure che riguardano i livelli essenziali dei diritti sociali, l’incremento della spesa destinata alle politiche familiari, le disparità di trattamento in relazione alle responsabilità familiari.


 

 

Proposte di legge


694 Turco
12 giugno 2001

1092 Labate
28 giugno 2001

1093 Labate
28 giugno 2001

2166 Battaglia
15 gennaio 2002

 

 

ANZIANI

L’invecchiamento della popolazione in Italia - oggi le persone con più di 65 anni sono il 16,8% ed arriveranno al 27% nel 2030

-ha fatto emergere due problemi cui si deve con urgenza far fronte: l’aumento di anziani che vivono soli e la crescita del numero di anziani esposti al rischio di perdere la loro autosufficienza fisica o psichica. Quest’ultimo è un rischio sempre più prevedibile, ed è per aiutare i malati e le loro famiglie che i deputati Ds hanno presentato tre proposte di legge. La prima chiede l’istituzione di centri a carattere scientifico per la prevenzione e la cura del morbo di Alzheimer e della sclerosi multipla, riconoscendone l’alta incidenza sociale e sanitaria e predisponendo l’apertura di appositi centri per lo studio e la cura. La seconda prevede l’istituzione di una rete integrata di servizi socio-sanitari per l’assistenza ai malati affetti da morbo di Alzheimer o da altre demenze correlate. La terza è finalizzata alla prevenzione e alla cura del morbo di Parkinson attraverso l’istituzione di centri neurologici di riferimento a livello regionale.

Ma al di là dell’aspetto medico, sempre più l’anziano avrà necessità di essere assistito. Per questo i deputati Ds hanno proposto l’istituzione di un Fondo per la non autosufficienza, per offrire un aiuto concreto ad anziani e a disabili. La proposta prevede la creazione di un sistema di protezione sociale e di cura, attivando presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) un fondo che erogherà contributi alle famiglie sulla base dei reali bisogni assistenziali, valutati sul territorio dai Comuni e dalle aziende sanitarie locali. Si prevede, inoltre: un più agile accesso alla rete dei servizi di assistenza alla persona e all’assistenza domiciliare diurna e notturna (mediante un assegno di cura commisurato alla gravità del bisogno assistenziale) e, per le famiglie, le risorse necessarie al pagamento della quota sociale a carico dell’utente per il ricovero in residenze sanitarie assistite; la definizione dei criteri per l’accertamento della non autosufficienza; le modalità di erogazione dei diversi interventi; l’organizzazione territoriale nell’ambito del distretto socio-sanitario; la valutazione del bisogno assistenziale ed il controllo delle prestazioni erogate.

Il testo, accettato a larga maggioranza dalla Commissione Affari sociali, è stato bloccato dal Governo che ha giudicato inadeguata la copertura finanziaria senza proporre soluzioni o ipotesi alternative.


 

 

Proposte di legge

di iniziativa popolare
sugli asili nido

Zeroseianni per i nidi e le scuole d’infanzia

n. 5902, 1 giugno 2005

 

 

ASILI NIDO

L’Italia investe ancora troppo poco nelle politiche per l’infanzia e solo in poche realtà si perseguono politiche attive per i diritti dei bambini, con l’evidente conseguenza di un numero di posti nido del tutto insufficiente. L’Italia, con una media del 7% delle necessità, risulta essere terzultima in Europa, con delle impressionanti punte negative nel Sud, dove si può arrivare ad un minimo di 1,9% di posti nido, rispetto ad un massimo di 18,3% nel Centro Nord.

L’Europa ha posto ad ogni paese l’ambizioso obiettivo del 33% entro il 2010, e i deputati Ds sono convinti che sia un traguardo raggiungibile anche per l’Italia facendo diventare il nido una priorità delle politiche pubbliche e considerandolo un servizio educativo qualificato. Il Governo ha affrontato queste tematiche mettendo sullo stesso piano il ruolo del sistema pubblico e l’iniziativa privata, senza definire gli standard di qualità e con il rischio che spuntino in tutto il paese nidi con la mera funzione di custodia-parcheggio. Non a caso la recente proposta del centrodestra sugli asili nido privilegia i nidi aziendali e delega prevalentemente al privato la risposta alle esigenze delle famiglie.

I deputati Ds ritengono, invece, sia tempo che nel nostro paese si affermi pienamente per tutti i bambini il diritto all’educazione e alla vita di relazione, per garantire reale qualità educativa a tutti, senza alcuna discriminazione o disuguaglianza. Per questo essi considerano il nido un’esigenza imprescindibile della comunità, cui deve corrispondere un deciso investimento pubblico e il contributo di tutta la società, e la scuola dell’infanzia un patrimonio di esperienze didattiche e pedagogiche che deve essere consolidato e preservato. Per questi motivi hanno fatto propria e sostengono la proposta di legge d’iniziativa popolare “Zeroseianni per i nidi e le scuole dell’infanzia” promossa dalla Consulta Ds per l’infanzia e l’adolescenza ”Gianni Rodari”. Essa prevede che Stato, Regioni e Comuni interagiscano in modo solidale per programmare un sistema integrato pubblico-privato; l’istituzione di un fondo per i diritti dell’infanzia e di un Piano di finanziamenti per la creazione e la gestione di nidi, la generalizzazione delle scuole dell’infanzia e la creazione di servizi innovativi e sperimentali; la riduzione della spesa a carico delle singole famiglie; il rafforzamento e lo sviluppo della partecipazione delle famiglie; i requisiti di professionalità per educatori e insegnanti e l’impegno a sostenere la loro formazione.


 

 

Proposta di legge


3619 Turco
4 febbraio 2003

 

 

 

 

POVERTÀ

L’ultimo Rapporto sulle politiche contro la povertà e l'esclusione sociale quantifica in 6 milioni 786mila (l'11,8% della popolazione) le persone in condizioni di povertà relativa (costretti cioè a sopravvivere con 521 euro al mese) alla fine del 2003, equivalenti a 2 milioni 360mila nuclei familiari (10,6%). I nuclei familiari più colpiti sono quelli più numerosi, a riprova che c’è una forte carenza di politiche a sostegno della famiglia. Non a caso, gli ultimi dati disponibili di Eurostat confermano che l’Italia destinava nel 2001 solo il 4,3% della propria spesa sociale per interventi a favore della famiglia, dell’infanzia e contro l’esclusione sociale (contro l’11,6% della media dell’Europa). Eppure, a fronte di questa situazione, il RUI (Reddito di ultima istanza), annunciato nella Finanziaria del 2004, sembra essere sparito.

L’istituzione del RUI (il quale doveva sostituire il RMI, Reddito minimo di inserimento, come strumento di lotta alla povertà e all’esclusione sociale), infatti, è stata lasciata in mano alle Regioni, mentre l’intervento statale si limita al cofinanziamento. Il tutto in assenza di precise indicazioni e criteri di attuazione. Novità in tal senso non sono giunte dalle disposizioni per il potenziamento degli ammortizzatori sociali contenute nel "pacchetto competitività" (Decreto legge 35/2005), così che i temi della povertà e dell’esclusione sociale sono scomparsi dall’agenda governativa.

Per questo con gli emendamenti alle leggi finanziarie e uno specifico progetto di legge, i deputati Ds hanno proposto la reintroduzione del RMI, che combina un intervento monetario (volto a fronteggiare le situazioni di grave povertà economica delle famiglie) con un intervento di inserimento sociale e occupazionale (volto a accompagnare i destinatari lungo un processo fuoriuscita dal bisogno e dalla marginalità).

Per fronteggiare il grave problema degli anziani non autosufficienti, la Commissione Affari sociali, su iniziativa dei deputati Ds e del centrosinistra, aveva approvato a larghissima maggioranza la proposta di legge che istituisce il Fondo per il sostegno dei non autosufficienti, ma il Governo ha irresponsabilmente bloccato il provvedimento. Inoltre, mediante emendamenti ai provvedimenti in materia fiscale, abbiamo proposto erogazioni monetarie a favore degli incapienti, coloro che hanno un reddito troppo basso per beneficiare degli sgravi fiscali.


 

Proposte di legge


692 Turco
12 giugno 2001

3779 Sandri
12 marzo 2003

5478 Cennamo
7 dicembre 2004

5099 Sandri
30 giugno 2004

 

Mozione

1-00337 Violante
10 marzo 2004

 

 

CASA

Due le direttrici dell’iniziativa dei deputati Ds nel quadro del processo riformatore che deve regolare l’intervento dello Stato e delle banche nel settore delle politiche sociali della casa: da un lato garantire ai giovani la possibilità di accesso alla proprietà della casa a condizioni non esose; dall’altro assicurare affitti equi ai meno abbienti e sviluppare l’uso, la riqualificazione e lo sviluppo del patrimonio edilizio pubblico.

Quanto ai mutui, un progetto di legge prevede che le banche possano emettere obbligazioni garantite da uno specifico patrimonio e facilitare così la concessione di mutui a lungo termine (25-30 anni) e a basso tasso per consentire l’acquisto della prima casa alle giovani coppie e a chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Quanto agli affitti per i meno abbienti (fino a ieri protetti dall’equo canone), un’altra proposta riconosce il diritto all’integrazione del reddito per l’affitto quando il nucleo familiare è collocato nella fascia di povertà. Del resto, in presenza del calo demografico, di una forte offerta di case e di un canone a libero mercato, l’integrazione al reddito per l’affitto si rivela lo strumento più flessibile ed efficace di intervento. Far leva su questo strumento passando dalla sperimentazione ad un utilizzo strutturato significa compiere una scelta forte nella riorganizzazione della spesa tra i diversi comparti che compongono le politiche sociali.

Qualche cifra per comprendere la portata dell’obiettivo della proposta diessina. Sino alla metà degli anni ‘90 la spesa destinata a vario titolo alle politiche sociali della casa si aggirava sui 6mila miliardi di lire (3 miliardi di euro). Col centrodestra l’entità di questa spesa è stata ridotta a un sesto, 500 milioni di euro. I deputati Ds propongono un progressivo incremento annuo della dotazione con l’obiettivo di raggiungere un miliardo di euro l’anno entro il 2008. Ma bisogna anche intervenire subito per integrare il fondo per l’affitto da assegnare alle Regioni e destinato alle grandi aree urbane.

Lo stesso progetto prevede un accordo quadro con le Regioni basato su quattro elementi.

Primo: l’uso del patrimonio di edilizia pubblica come leva finanziaria per consentire la realizzazione di programmi di investimento a lunga scadenza per la riqualificazione e la costruzione di nuove case.

Secondo: la riorganizzazione delle gestioni per consentire la creazione di strumenti in grado di muoversi sul mercato come soggetti attivi, promotori di una nuova fase di sviluppo.

Terzo: la definizione di un piano decennale cofinanziato per la realizzazione di alloggi ad affitto calmierato nelle grandi aree urbane, dove oggi esistono poche case a basso costo e abbondano, invece, abitazioni di lusso a prezzi sempre più alti.

Quarto: la garanzia che alle Regioni siano assicurate le risorse necessarie per la programmazione degli interventi. Non si possono gestire le nuove competenze (assunte con la riforma federalista) senza un proporzionale trasferimento di fondi.

Attenzione: queste misure sono assolutamente necessarie per completare il processo riformatore che regola l’intervento dello Stato nel settore delle politiche sociali della casa avviato dal primo governo dell’Ulivo nel 1996: chiusura del fondo Gescal, doppio canone, e poi, con la riforma federalista, trasferimento alle Regioni delle politiche del settore, compresi gli 800mila alloggi dell’edilizia pubblica.

Quella iniziativa di riforma partiva dal presupposto che la politica sociale della casa andava ridefinita per sostenere le mutate esigenze economico-sociali delle famiglie e il mutato andamento demografico del paese, e per garantire una maggiore flessibilità nelle tipologie di intervento a carico della fiscalità generale in una politica di welfare riformato. In questo quadro era stato istituito il fondo sociale per l’affitto (beneficiarie 400mila famiglie) e stanziati 2mila miliardi di vecchie lire per sostenere i programmi delle Regioni.

Ma con l’avvento del centrodestra le prospettive riformatrici hanno ceduto il passo non solo ad una gestione ordinaria e contraddittoria ma anche ad un assurdo taglio dei fondi: meno 30% del fondo per l’affitto a canone concordato, i residui Gescal (800 milioni di euro) pur di competenza regionale trattenuti dal ministero dei Lavori pubblici, mancata assegnazione alle Regioni e ai soggetti promotori degli interventi di gran parte dei fondi per i programmi di edilizia definiti dai governi di centrosinistra, ecc. Ecco le ragioni delle gravi difficoltà del settore della casa, privo dei necessari supporti e minato alla base dal blocco del lavoro avviato dai governi dell’Ulivo. Ed ecco, specularmente, la molla che ha fatto scattare le iniziative dei deputati diessini.


 

Proposta di legge


5682 Ruzzante
2 marzo 2005

 

 

GIOVANI

L’investimento sulle giovani generazioni deve diventare una priorità concreta per il nostro paese: “Accesso al futuro“ è il titolo della proposta di legge, presentata dai deputati Ds che affronta per la prima volta, nel concreto e in modo completo, la questione “giovani”. Su questa proposta è in corso una raccolta di firme da parte della Sinistra Giovanile per farla diventare anche di iniziativa popolare. È un progetto ambizioso nato dopo una lunga campagna d’ascolto del mondo giovanile (associazioni, studenti, giovani imprenditori) per conoscere le esigenze, le necessità e le speranze. Per la prima volta i giovani sono messi al centro di un’articolata proposta che riguarda molti aspetti della loro vita presente e futura: lo studio, il tempo libero, il lavoro, la casa, i viaggi, la rappresentanza.

Garantire alcuni diritti ai giovani lavoratori precari è il punto di partenza: la proposta prevede che l’assegno di maternità e i permessi per i congedi parentali siano estesi anche a chi non ha un contratto da dipendente. L’accesso agli ordini professionali va modificato, eliminando vincoli e barriere ed adottando una regolamentazione moderna ed aperta come avviene in tutta Europa.

Viene affrontato il problema della casa, perché oggi i prezzi sono proibitivi per chi non può contare sull’aiuto dei genitori. L’idea è di contribuire economicamente all’indipendenza dei giovani attraverso agevolazioni fiscali per gli affitti e facilitazioni finanziarie sui mutui, a cui devono potere accedere anche i lavoratori con contratti a tempo determinato.

Investire sui giovani vuol dire anche fidarsi di loro, credere nelle loro idee. Per questo alcune proposte riguardano l’imprenditoria giovanile: semplificare le procedure, ridurre i costi (cioè le imposte dirette) e rifinanziare il prestito d’onore. E tante altre piccole-grandi proposte: una dote capitale (un prestito di 15mila euro) per investire in strumenti informatici, corsi di specializzazione o nuove attività. Una Carta giovani per avere sconti su consumi e cultura. Istituire un ministero per le politiche giovanili e un consiglio nazionale dei giovani. Rifinanziare i programmi Socrates ed Erasmus, e offrire un rimborso economico per chi sceglie di fare il servizio civile volontario. Finanziare le opere prime di giovani artisti e trovare spazi nelle grandi città per sperimentare la grafica da strada.

Perché investire sui giovani vuol dire investire sul futuro del nostro Paese.


Proposte di legge


2181 Battaglia
16 gennaio 2002
diventata legge
n.189/2003

1049 Guerzoni, Giacco
20 giugno 2001
diventata legge
n.288/2002

 

Proposte di legge


3713 Labate
26 febbraio 2003
diventata legge
n. 4/2004

3758 Turco
10 marzo 2003

3880 Giacco
9 aprile 2003

 

Mozione

1-00185 Turco
2 aprile 2003

 

DIVERSAMENTE ABILI

Per sollecitare il Governo ad occuparsi dei temi legati alla disabilità, i deputati dell’Ulivo hanno presentato una mozione che proponeva un piano di lavoro per affrontare alcuni dei principali problemi posti dalle associazioni dei disabili e chiedono da tempo la convocazione di una specifica sessione parlamentare, che l’attuale maggioranza non vuole concedere.

Per sostenere la difficile strada dell’integrazione e per creare una migliore qualità della vita delle persone disabili e delle loro famiglie i deputati Ds hanno presentato un insieme di proposte di legge. La prima riguarda la tutela delle persone con grave disabilità ed è funzionale al cosiddetto “dopo di noi”, cioè a tutelare il disabile grave che rimanga privo del sostegno della famiglia. Prevede il ripristino di un finanziamento di 100 milioni di euro per i servizi del “dopo di noi”, detrazioni fiscali per donazioni a favore di fondazioni ed associazioni impegnate in specifici programmi di intervento, tre anni di scivolo previdenziale per i genitori lavoratori, la soppressione dei cinque anni per il beneficio dei due anni di assenza retribuiti dal lavoro, la reversibilità al 100% della pensione qualora il beneficiario sia un disabile grave e, infine, il “milione al mese“ per i titolari di pensione di inabilità, tanto millantato e non attuato dall’attuale Governo. La seconda è il presupposto per la “presa in carico” della persona disabile da parte della rete dei servizi e si pone l’obiettivo di rinnovare l’iter del riconoscimento di invalidità: dall’adozione dei criteri dell’Organizzazione mondiale della sanità alla semplificazione della procedura per la liquidazione dei trattamenti, dall’identificazione delle patologie irreversibili all’estensione delle agevolazioni sul posto di lavoro alle persone affette da epilessia.

Altre proposte dei deputati Ds sono divenute leggi: da quella che consente il pieno accesso ai servizi e alle risorse informatiche pubbliche per le persone affette da disabilità, in conformità con il programma e-Europe ed i criteri del World Wide Web Consortium, a quella sull’amministratore di sostegno, una figura che tuteli la qualità e la dignità della vita delle persone disabili, anche quando i loro familiari non saranno nella condizioni di poterli assistere. Infine, la legge che prevede un finanziamento straordinario alla Federazione italiana sport disabili per le attività di promozione in tutto il territorio nazionale e che ha dato vita al Comitato italiano paraolimpico.

Un buon lavoro, continuiamolo insieme di Luciano Violante

Il duplice record di Silvio Berlusconi di Mauro Agostini

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