Proposta di legge


969 Fassino, Agostini
21 giugno 2001

 

 

 

DIRITTO SOCIETARIO

Sul diritto societario si è acceso un dibattito politico intenso negli ultimi anni, sia perché il vecchio impianto del codice civile necessitava di essere ammodernato, sia perché alcune scelte compiute in materia di sanzioni penali hanno sollevato più d’una perplessità nell’opinione pubblica.

Le esigenze d’ammodernamento della materia avanzate dalle imprese indussero la maggioranza di centrosinistra della scorsa legislatura a insediare una commissione che produsse una proposta di legge delega, la cosiddetta “bozza Mirone”. Parallelamente i deputati Ds avviarono un proprio percorso di riflessione che sfociò nella presentazione di un progetto di legge autonomo di riforma del diritto societario.

Sull’impianto dell’originale “bozza Mirone“, l’attuale Governo ha innestato numerose modifiche tra le quali spicca, per rilevanza e impatto economico, l’abbassamento delle pene per il falso in bilancio e i reati societari. Questa scelta, dettata da interessi poco limpidi, va decisamente in controtendenza rispetto a scelte di ordinamenti avanzati come quello statunitense che, di fronte a scandali societari (Enron, Ahold), ha reagito in maniera esattamente opposta.

I deputati Ds hanno combattuto con forza queste scelte, che sono deleterie per la tenuta etica dell’economia italiana: il crack Parmalat, che tanto ha inciso nei risparmi dei cittadini e nelle coscienze di molti italiani, dimostra come l’intreccio tra banche locali, soci di maggioranza e organi di controllo possa produrre risultati perversi e, come in questo caso, dissolvere un patrimonio industriale ancora potenzialmente sano.

Le proposte dei deputati Ds tendono sia a superare la riforma del falso in bilancio voluta dal centrodestra, sia ad ammodernare davvero il diritto societario italiano. In particolare, hanno proposto di aumentare i poteri di controllo interni alla società e i poteri delle minoranze, per garantire sia la stabilità della gestione che la sua correttezza. È necessario, infatti, che i risparmiatori possano fare affluire con fiducia capitali alle imprese italiane, e questo potrà avvenire solamente se queste ultime presentano una struttura di direzione efficiente ma anche, e forse soprattutto, se esse si dimostrano trasparenti e affidabili nei confronti del pubblico.


 

Proposte di legge


4884 Agostini
7 aprile 2004

4955 Benvenuto
30 aprile 2004

 

 

Interpellanza urgente

2-00117 Violante
25 ottobre 2001

 

 

Proposta di legge


3705 Benvenuto
20 febbraio 2003
(approvata dalla
Camera)

 

 

 

 

 

FISCO

Il rapporto annuale curato da Forbes indica dei dati sconfortanti sulla politica fiscale dei governi di centrodestra. L’indice della miseria fiscale centrato sugli effetti del prelievo fiscale e parafiscale (reddito delle società e delle persone fisiche, imposte patrimoniali, contributi sociali dovuti dal lavoratore dipendente e dal datore di lavoro, imposte indirette sui consumi) è per l’Italia di 144 punti: 46 paesi su 51 stanno meglio di noi. Ancora più terribile l’indice di “felicità” fiscale del lavoratore. Confrontando quanto rimane nelle tasche di un lavoratore con famiglia monoreddito di 50mila euro l’anno e due figli, l’Italia crolla al 47° posto su 51: infatti al nostro concittadino e alla sua famiglia restano solo 31mila euro.

In generale le tasse in quattro anni sono aumentate. Per le imprese, in particolare per quelle manifatturiere, la diminuzione dell’aliquota IRPEG, diventata IRES, è vero, è scesa al 33%. Ma lo sconto è avvenuto con la scomparsa della DIT, della Superdit e della tassazione agevolata al 19% sulle cessioni di aziende e sulle operazioni straordinarie, con un saldo negativo per le imprese di 2.052 milioni di euro.

Per le famiglie, la diminuzione dell’IRPEF realizzata prima nel Patto per l’Italia e poi nella finanziaria 2005 è andata in fumo per effetto dell’inflazione e delle addizionali: 1,5 miliardi di maggiori tasse sul TFR, 4,5 miliardi di fiscal drag non recuperato, 2,5 miliardi di maggiori addizionali comunali, provinciali e regionali, ect. Unica eccezione la maxiriduzione per i redditi da 70.000 a

1.000.000 euro che hanno beneficiato di uno sconto generosissimo (l’aliquota è passata dal 49 al 39%). In particolare per l’IRPEF le entrate sono aumentate nel 2004 rispetto al 2003 del 4,8%. Le entrate degli enti territoriali (Comuni, Province, Regioni) sono aumentate nel 2004 del 9,4% (le addizionali IRPEF per le Regioni hanno avuto un incremento del 28,9%; quelle comunali addirittura del 48,4%). L’IRAP è aumentata nel 2004 di 137,9 milioni di euro.

Le tasse non sono calate ed è aumentata anche la burocrazia. Lo statuto del contribuente è stato più e più volte rimesso in discussione. Non solo non è stato applicato l’articolo 8 che prevedeva sin dall’anno d’imposta 2002 la compensazione dei crediti di imposta con tutti i tributi, ma di fatto è stata stabilita in più di una occasione la retroattività delle norme fiscali, trasformando radicalmente il regime degli incentivi per il Mezzogiorno, per gli

investimenti, per l’occupazione. Per il Sud il bonus fiscale è inchiodato al 6%, nonostante che il CIPE abbia stanziato le risorse necessarie per far aumentare fino al 39% la percentuale di spendibilità dell’agevolazione maturata. Mancano i decreti attuativi: non essendoci risorse l’Agenzia delle Entrate è costretta con cavilli, raggiri, interpretazioni ingannevoli e retroattive a rendere incerta, non automatica ed impossibile la fruizione dei crediti di imposta.

La “perfidia fiscale” si è espressa nel ricorso alle cosiddette

tasse occulte. Vediamo come. Per quanto riguarda l’IRPEF, il prelievo occulto ha riguardato: l’incremento della tassazione sul TFR, passato dal 18 al 23% (maggiori entrate in tre anni di 1,5 miliardi di euro a carico di una platea di 800.000 lavoratori); la “deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione” con la no tax aerea (ci sono tre distinte tipologie di contribuenti: valore massimo teorico di 7.500 euro per i dipendenti, 7.000 euro per i pensionati e 4.500 euro per gli autonomi), determina una crescita del prelievo marginale (aumento dell’imposta rispetto all’aumento del reddito) ben più elevata di quella desumibile dal puro e semplice andamento delle curve delle aliquote legali; la mancata restituzione del drenaggio fiscale: il drenaggio fiscale si realizza attraverso il mancato adeguamento delle aliquote, delle deduzioni e delle detrazioni all’inflazione, per cui gli aumenti degli stipendi, dei salari, delle pensioni, sono taglieggiati perché non sono al netto ma al lordo.

Negli ultimi quattro anni l’indice d’inflazione per il calcolo del drenaggio fiscale ha subito una variazione del 2,8%, del 2,4%, del 2,6% e del 2,3% senza che il Governo provvedesse nelle leggi finanziarie ad operare la restituzione. Tutto ciò ha significato una riduzione del reddito familiare di 4,8 miliardi di euro, colpendo 25 milioni di cittadini e 16 milioni di famiglie.

Per quanto riguarda l’IVA, la mancata sterilizzazione dell’imposta sull’aumento dei prodotti petroliferi ha avuto un effetto perverso: man mano che è cresciuto il costo industriale del petrolio si è determinata una sorta di “tangente” per il fisco che è costituita da un prelievo aggiuntivo pari al 20% del maggiore costo di produzione.

Per quanto riguarda l’IRAP e l’IRES, non c’è stata nessuna riduzione apprezzabile della prima (appena 500 milioni di euro sui 30 miliardi promessi) e la seconda di fatto si è trasformata in un maggior prelievo, pari a 2,5 miliardi interamente a carico delle piccole e medie imprese, con l’eliminazione dei crediti di imposta e con la soppressione della DIT.

15 miliardi di euro è la somma dei debiti che l’erario ha nei confronti dei contribuenti. La sofferenza dei singoli contribuenti e di molte piccole e medie imprese è notevolmente aumentata. Non è stato possibile nemmeno concordare un piano pluriennale per la restituzione dei crediti di imposta, né sono stati definiti piani precisi per la restituzione dell’IVA.

I deputati Ds hanno proposto misure fiscali realistiche da tradurre in progetti credibili, concreti e realizzabili. In primo luogo l’eliminazione della tassa occulta sul TFR; la restituzione del drenaggio fiscale concentrato sui redditi bassi e sulla famiglia; una rimodulazione della tax aerea che venga incontro ai pensionati e ai redditi medi; l’eliminazione della doppia tassazione sui prodotti petroliferi con la sterilizzazione dell’IVA sull’aumento dei prezzi cosiddetti industriali.

Le risorse per fare queste operazioni ci sono: occorre rivedere la tassazione sulle successioni; rivedere le aliquote sul rientro dei capitali all’estero; contrastare e opporsi a forme di elusione fiscale e soprattutto mettere in campo una efficace politica per combattere l’evasione fiscale; uniformare la tassazione sulle rendite finanziarie ad un livello intermedio più alto; tutelare e valorizzare il risparmio. In un quadro di diffusa incertezza (povertà delle famiglie, crisi dell’industria manifatturiera, declino del sistema-paese) spiccano le grandi performance delle banche e delle assicurazioni che hanno triplicato, quintuplicato, persino decuplicato, nel 2004, i propri profitti. Una politica fiscale e parafiscale più accorta, prudente, graduale deve riequilibrare il sistema evitando che ci si indirizzi verso esasperate forme di delocalizzazione produttiva.

Abbiamo anche indicato alcuni obiettivi di carattere più generale: una modifica e un progressivo superamento dell’IRAP; un ridisegno complessivo dell’imposizione sull’impresa, comprensivo della doppia aliquota dell’IRES per la piccola e media impresa; un federalismo fiscale che valorizzi pienamente l’autonomia impositiva delle Regioni; l’introduzione di forme di incentivazione per ricerca, formazione ed innovazione nel sistema delle imprese; la restituzione dei crediti d’imposta vantati dalle imprese e dalle famiglie.


 

 

 

Competitività

La competitività dell’industria italiana ha continuato a peggiorare negli ultimi anni. Nell’annuale classifica del World Economic Forum l’Italia è risultata nel 2004 (ultimo anno disponibile) al 47° posto, nel 2001 era al 21°. La Banca d’Italia rileva come “incidono il ritardo nella dotazione di infrastrutture materiali e immateriali, la ridotta dimensione delle imprese, il permanere di una antica specializzazione produttiva, il modesto grado medio di concorrenza, gli effetti diretti e indiretti degli squilibri nella finanza pubblica”. Questi fattori limitano la propensione all’investimento in ricerca e sviluppo; frenano la capacità di trarre vantaggio dalle tecnologie innovative e di fronteggiare la crescente competizione internazionale. La quota delle vendite italiane sul mercato mondiale, pari al 3,5% nel 2000 è scesa, calcolata a prezzi costanti, al 2,9% nel 2004.

I ritardi del Governo, la scelta di utilizzare le poche risorse disponibili per lo ”spot” fiscale ed elettorale di Berlusconi, il fallimento della riduzione dell’Irpef ai fini dell’accrescimento della domanda hanno impedito l’adozione di misure necessarie ed urgenti per affrontare la crisi di molti comparti e per rilanciare la competitività del nostro sistema. Anziché destinare dai 4 ai 6 miliardi per riduzioni fiscali a favore dei più ricchi si poteva affrontare l’emergenza e le sue ricadute sociali e predisporre misure strutturali per rendere nuovamente competitivo il sistema-paese. Queste le proposte presentate dai deputati Ds con iniziative legislative ed emendamenti: attuare le riforme che “non costano” (semplificazione amministrativa, tutela del risparmio e trasparenza, misure più severe per il falso in bilancio, riforma “sostanziale” della legge fallimentare, liberalizzazioni delle professioni); incentivare l’innovazione e la ricerca (crediti di imposta per le spese relative alla ricerca ed all’innovazione, agevolazioni fiscali per le imprese che appaltano ricerca ad istituzioni universitarie, assunzione di 5.000 giovani ricercatori, adeguata partecipazione all’Agenzia europea della ricerca, rifinanziamento delle leggi a sostegno dell’innovazione); agevolare il credito bancario alle PMI; ridurre il cuneo fiscale (la differenza tra retribuzione netta e costo del lavoro); migliorare gli ammortizzatori sociali (aumento dell’indennità di disoccupazione dal 40% al 60% dell’ultima retribuzione, estendendo le garanzie in caso di disoccupazione anche ai lavoratori atipici o appartenenti a piccole imprese).


 

Proposte di legge


5171 Fassino, Agostini
20 luglio 2004

1942 Benvenuto
13 novembre 2001

3521 Gambini
14 gennaio 2003

 

 

 

Crisi d'impresa

La riforma organica del diritto fallimentare è un tema che si è proposto più volte con forza negli ultimi anni, ma non è stato ancora affrontato e risolto compiutamente.

I deputati Ds hanno predisposto una proposta di legge delega per riformare non solo le crisi d’impresa, ma anche per disciplinare l’insolvenza dei debitori non imprenditori. Le scelte innovative sono numerose.

In primo luogo, si estende la platea dei soggetti che hanno accesso alle procedure concorsuali: si eliminano le limitazioni previste dalla vecchia legge fallimentare, che escludeva piccole imprese ed imprese agricole. Per quanto riguarda i debitori che non siano imprenditori, inoltre, s’introduce una nuova procedura che consente loro, con l’assenso dei creditori e ammessa con decreto del Tribunale, di ottenere la liberazione dai debiti pregressi quando non siano in grado di farvi fronte.

In secondo luogo, la proposta intende risolvere alcuni problemi pratici che affliggono le procedure concorsuali, chiarendo, in particolar modo, il momento di perdita ed acquisto dei presupposti soggettivi e i criteri di competenza territoriale dell’autorità giudiziaria.

Dal punto di vista dell’esito della procedura, la proposta dei deputati Ds intende assicurare il più possibile, pur perseguendo il principio della massima soddisfazione per il creditore, la continuità dell’impresa insolvente. In particolare, il progetto garantisce la definitività delle operazioni effettuate attraverso sistemi di pagamento e liquidazione titoli e restringendo in parte la proponibilità delle revocatorie. Grande spazio, inoltre, hanno le procedure alternative all’insolvenza. In primo luogo, la procedura di ristrutturazione delle passività, attraverso cui debitore e creditori raggiungono un accordo sotto la supervisione del giudice.

Si prevede, inoltre, una regolamentazione della composizione negoziale delle crisi, che limita fortemente la possibilità di esercitare in futuro l’azione revocatoria, eliminando così una remora ad accedere al salvataggio dell’impresa. La delega è completata da una sezione sui gruppi d’imprese e soprattutto da una nuova disciplina penalistica che, da un lato, alleggerisce l’intervento sanzionatorio e, dall’altro, ne chiarisce in maniera più puntuale contorni e fattispecie.


 

Proposte di legge


1250 Paola Mariani
6 luglio 2001

2689 Rotundo
24 aprile 2002

3960 Crucianelli
9 maggio 2003

 

Mozione

1-00436 Violante
16 marzo 2005

 

 

Risoluzioni
 

7-00283 Lulli
14 luglio 2003

7-00463 Lulli
15 settembre 2004

7-00507 Lulli
17 novembre 2004

 

 

MADE IN ITALY

I prodotti del Made in Italy sono un fiore all’occhiello della produzione nazionale, una fonte importante di occupazione e un attivo nella nostra bilancia dei pagamenti. Ciò nonostante soffrono di una grave crisi a causa delle inefficaci politiche industriali e commerciali del Governo che, di fronte all’emergere della produzione manifatturiera della Cina, ha da un lato indebolito la posizione italiana in Europa (disattendendo le indicazioni delle mozioni approvate dalla Camera), e dall’altro è stato poco determinato nello sviluppare una politica di penetrazione del mercato cinese per offrire opportunità alle nostre piccole imprese. Difendere e valorizzare le produzioni italiane è, invece, la prima condizione per rilanciare la nostra industria manifatturiera. In quest’ottica i deputati Ds hanno presentato una proposta che istituisce il marchio “100 per cento Italia“, definendo modalità e requisiti per la sua concessione, la carta d’identità dei prodotti “Made in Italy“. Questa proposta è stata approvata dall’Aula il 30 maggio 2005. La Commissione Attività produttive ha, a sua volta, approvato tre nostre mozioni che chiedono alla Comunità europea di inserire l’obbligo di etichettatura nella provenienza delle merci extra UE.

Il complesso delle proposte dei deputati Ds attiene, in sintesi, alla difesa dei prodotti italiani, al rispetto delle regole internazionali e alla politica industriale basata su ricerca e innovazione. In particolare proponiamo la tracciabilità dei prodotti provenienti sia dai paesi extra UE che da quelli dell’Unione; la valorizzazione della produzione italiana dei distretti e dei sistemi produttivi locali; la reciprocità dei dazi e delle barriere non tariffarie; la lotta alla contraffazione anche mediante il potenziamento delle dogane.

E ancora: incentivi per l’aggregazione della piccola e media impresa tramite la costituzione di società di servizi; incentivi all’innovazione, favorendo le attività di ricerca e sviluppo in gruppi di impresa e realizzando l’attività di ricerca e sviluppo nella esternazionalizzazione del lavoro (outsourcing), in stretta connessione con i dipartimenti universitari. Gli investimenti relativi daranno diritto a crediti d’imposta per le società.

Infine abbiamo proposto misure per l’internazionalizzazione delle PMI, con la costituzione di agenzie e accordi di settore e di filiera e il rifinanziamento dei relativi incentivi.


 

Proposta di legge


4639 Fassino, Agostini
27 gennaio 2004

 

 

RISPARMIO

Perché sulla tutela del risparmio e dei risparmiatori non si è mai riusciti a trovare un accordo credibile tra maggioranza e opposizione, un accordo che consentisse di restituire fiducia ai piccoli investitori scottati dalla truffa Parmalat e dal caso Cirio? Perché Governo e centrodestra hanno sempre posto una inammissibile pregiudiziale: quella di non modificare l’attuale meccanismo della soglia di non punibilità del falso in bilancio che tanti vantaggi e tante impunità ha assicurato al partito-azienda di Berlusconi. I deputati Ds hanno presentato una proposta di legge per la tutela appunto del risparmio e in materia di vigilanza che si ispira a tre principi: semplicità, rigore, trasparenza. Non a caso la proposta è stata apprezzata non solo negli ambienti parlamentari ma anche tra economisti, operatori finanziari, studiosi.

Semplicità, intanto: 1) banche e promotori finanziari devono classificare in modo comprensibile i prodotti che offrono ai risparmiatori spiegandone chiaramente i rischi. 2) Banche e promotori non possono cedere ai risparmiatori obbligazioni che non siano state almeno un anno nei loro portafogli. 3) Risparmiatori e consumatori potranno far valere i loro diritti attraverso azioni collettive di risarcimento. 4) Consob con nuovi e più incisivi poteri: convocare gli organi delle aziende sospette; richiedere alla magistratura perquisizioni, sequestri e intercettazioni; avvalersi della Guardia di Finanza; stabilire direttamente sanzioni e disporre di conseguenza l’esclusione di una società dalla quotazione in borsa.

Trasparenza: nei consigli di amministrazione anche i soci di minoranza che nomineranno la maggioranza del collegio sindacale; società quotate in borsa solo se le controllate estere con sede in paradisi fiscali (vedi Parmalat) rispettano gli standard di trasparenza e controllo fissati dalla Consob; nessun prestito da parte di una società a componenti dei suoi organi sociali; reclusione sino a cinque anni per falso in bilancio, false comunicazioni sociali, falsi delle società di revisione.

Rigore, infine. Tre sole autorità, contro le attuali sette: Bankitalia, per la stabilità del sistema (con mandato a termine per il Governatore); Antitrust, per la vigilanza sulla concorrenza anche tra banche; e Consob, con i poteri investigativi e sanzionatori già descritti. Soppressi Isvap (assicurazioni), Covip (fondi pensione), Ufficio cambi, Comitato per il credito e il risparmio.


 

Proposte di legge


4224 Rossi
28 luglio 2003

4391 Magnolfi
16 ottobre 2003

3596 Grandi
28 gennaio 2003

 

 

PICCOLA E MEDIA IMPRESA

Di fronte alla drammatica crisi della piccola e media impresa perché non pensare ad un vero e proprio Statuto per quelle che, semplificando, chiameremo le Pmi? È l’idea maturata tra i deputati Ds di fronte all’intreccio perverso di alcuni dati molto allarmanti. Vogliamo ricordarne i principali? La crisi del sistema produttivo (che colpisce in particolare la piccola e media impresa: lavoro, tecnologie, sistema-paese), l’impoverimento della base produttiva, il “nanismo” delle imprese. Ma il dato più inquietante è stato ed è costituito dalla incapacità progettuale e dal disimpegno pratico del Governo di centrodestra.

Ecco allora l’idea dello Statuto, e l’indicazione delle sue linee guida. In sintesi: agevolazioni relative alle spese sostenute per la ricerca; riduzione dei tempi di pagamento dei fornitori da parte delle pubbliche amministrazioni e possibilità di pagamento dei crediti scaduti da parte di una società specializzata della Cassa depositi e prestiti senza costi per le imprese; introduzione di una clausola preferenziale negli appalti pubblici fissando una riserva annuale (ad esempio il 20%) alle Pmi; incremento del montante dei crediti tributari e contributivi compensabili (i ritardi nei rimborsi Iva sono cronici) portandolo da 500mila a 2,5 milioni di euro; misure fiscali agevolate, tra cui la doppia aliquota Ires (ex Irpeg) prevedendo per le imprese minori di tassare un ammontare iniziale di reddito ad aliquota ridotta (23%); potenziamento dei Confidi; congruo finanziamento dei fondi che assicurano garanzie e controgaranzie sui prestiti; misure di sostegno ai Distretti e ai Consorzi per ricerca e sviluppo; maggiore sostegno all’internazionalizzazione sia per l’export che per l’outsourcing; agevolazioni per la crescita dimensionale; costituzione di un “Ufficio di difesa” delle Pmi e di una Commissione parlamentare sulle Pmi.

Perché la necessità e l’urgenza di interventi organici in questo settore-chiave dell’economia del paese? Il paradosso è che la piccola impresa, protagonista di successo del Made in Italy, ora è un paziente sotto osservazione che rispecchia in maniera impressionante la crisi del nostro sistema produttivo, in particolar modo nei settori più tradizionali. La peculiarità dell’industria italiana è stata rappresentata negli ultimi 20-30 anni dal ruolo dei distretti industriali. Ma negli ultimi tempi l’export dei loro prodotti è diminuito di molti miliardi di euro con l’incubo della concorrenza asiatica e le tensioni legate alla rivalutazione dell’euro sul dollaro. Malgrado la crisi di fiducia il modello dei distretti non va considerato superato. Anzi, può diventare la base per il rilancio economico. Il punto è però il nanismo delle imprese: a dimensioni maggiori corrisponde una maggiore produttività ed un minor costo del lavoro per unità di prodotto; e c’è un rapporto positivo tra dimensioni di impresa e adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Si è accennato alla clausola preferenziale negli appalti pubbli

ci. La proposta si lega da un lato all’ipotesi governativa del ripristino degli acquisti centralizzati per la pubblica amministrazione gestiti dalla Consip (che va invece ricondotta alle funzioni originarie), e dall’altro – in contrapposizione all’idea del Governo che non garantisce spazi reali per la piccola impresa – alla forte suggestione dell’applicazione anche in Italia di una delle principali e più pregnanti disposizioni dello “Small businnes act” americano, e cioè proprio una riserva degli appalti pubblici per le Pmi.

Altra questione di assoluto rilievo è il rapporto banche-Pmi. Il caso Parmalat ha dimostrato che il sistema dei rapporti tra grandi imprese e banche va riportato su un terreno di correttezza e trasparenza, mentre le Pmi e le aziende artigiane si sentono vessate da richieste di eccessive garanzie per prestiti di poche migliaia di euro. D’altra parte per sostenere la crescita del credito a medio e lungo termine utili strumenti sono rappresentati dai “corporate bond” (di cui va rilanciato il mercato, come previsto dalla proposta dei deputati Ds in materia di risparmio) e dai “distretti bond”, le obbligazioni emesse dalle imprese con l’obiettivo di utilizzare le risorse raccolte tra i risparmiatori per finanziare la ricerca e l’innovazione, cioè i fattori su cui bisogna puntare anche per fronteggiare gli effetti negativi della globalizzazione.

A questo proposito merita un approfondimento la proposta dell’attuale presidente di Confindustria di agevolazioni fiscali alle aziende per sostenere la ricerca.

Infine s’impongono una seria revisione del modello formativo ed una riforma della disciplina delle crisi d’impresa commisurando le scelte normative all’obiettivo dell’efficienza nella distribuzione delle risorse e superando la tradizionale logica punitiva del fallimento.


 

 

Risoluzioni

7-00454 Panattoni
8 luglio 2004

7-00144 Panattoni
11 luglio 2002

 

 

COMUNICAZIONI

I deputati Ds hanno chiesto ed ottenuto l’avvio, da parte della Commissione trasporti e telecomunicazioni, di una indagine conoscitiva sullo stato della tecnologia digitale in Italia. L’indagine è tuttora in corso. La richiesta di una indagine conoscitiva è nata dalla constatazione che il gap negativo che ci separa dagli altri paesi europei è molto significativo e sono molti i problemi aperti nei settori delle telecomunicazioni e nei mercati emergenti collegati all’integrazione dei diversi segmenti applicativi, resa oggi possibile dalla tecnologia.

L’unico terreno su cui maggioranza e Governo si sono impegnati in questa legislatura è stato il riassetto del settore radio televisivo, attuato attraverso la cosiddetta legge Gasparri.

Una legge che non modifica, anzi rafforza, la posizione dominante dell’attuale duopolio Mediaset - RAI, perché attraverso il sistema integrato della comunicazione aumenta addirittura il mercato pubblicitario indirizzato alla televisione, a scapito di tutti gli altri mezzi di comunicazione. Oltretutto la legge Gasparri non raccoglie neanche le indicazioni del Capo dello Stato nel suo messaggio alle Camere. Si è persa un’importante occasione per una legge di sistema che ampliasse il pluralismo e l’accesso di nuovi soggetti, utilizzando la nuova tecnologia digitale quale strumento di innovazione a disposizione di tutti.

Per quanto riguarda Poste Italiane, i deputati Ds si sono impegnati con mozioni, interpellanze e interrogazioni per denunciare i molti problemi che caratterizzano l’attuale situazione aziendale. In particolare, la chiusura di uffici in molte zone disagiate del paese, le riduzioni di orario di molti sportelli, la mancanza di concertazione con i soggetti interessati a livello territoriale, le interferenze politiche nelle scelte di gestione. Hanno insistito per la definizione di una strategia aziendale, oggi ancora confusa, in relazione ai processi di liberalizzazione del mercato definiti in sede europea e a quelli di privatizzazione annunciati dal Governo, che non devono essere indirizzati solo a “fare cassa”, come affermato, ma ad aumentare il valore e la competitività dell’impresa, mantenendone il controllo pubblico, visto il valore sociale della sua missione e l’erogazione del servizio universale garantito a tutti i cittadini. Neanche il nuovo contratto di servizio ha risolto molti problemi aperti per una infrastruttura caratterizzata da ampie possibilità di sviluppo e di crescita.


 

Proposte di legge


95 Gambini
30 maggio 2001
diventata legge
n.129/2004

3005 Gambini
10 luglio 2002

3232 Rugghia
7 ottobre 2002

 

 

COMMERCIO

La recessione che stiamo vivendo, il calo dei consumi e l’aumento dell’economia sommersa rendono urgente un impegno del Parlamento nel commercio: riqualificare la rete distributiva, sviluppare la moneta elettronica, aumentare la sicurezza sono alcune delle idee contenute in una proposta di legge elaborata dai deputati Ds per sostenere il commercio. Nel dettaglio, la proposta prevede lo stanziamento di 150 milioni di euro per concedere il credito d’imposta del 20% per riqualificare la rete distributiva; il 50% di questa cifra dovrebbe essere destinato agli investimenti in beni strumentali e software per il commercio elettronico e la firma digitale. In Italia la moneta elettronica (Carte di credito e Bancomat) è poco diffusa, sia perché i consumatori sono ancora affezionati ai contanti sia perché i commercianti si lamentano delle commissioni troppo alte. La proposta dei deputati Ds vuole incentivare l’uso della moneta elettronica attraverso un credito d’imposta sulle commissioni bancarie del 30%. Il provvedimento per aumentare la sicurezza ha lo scopo invece di ripristinare una norma abrogata con la Finanziaria del 2002: il credito d’imposta (del 50% per tabaccherie, gioiellerie e distributori di benzina e del 20% per tutti gli altri esercizi) per agevolare l’acquisto di beni destinati alla sicurezza come, ad esempio, i sistemi di video-sorveglianza. Una specifica proposta prevede la detassazione per gli esercizi commerciali nelle frazioni dei piccoli centri montani e rurali e nelle periferie metropolitane che hanno una valenza tipicamente sociale; un’altra prevede la creazione di un Fondo per la tutela e la valorizzazione delle botteghe d’arte e degli antichi mestieri. Infine una buona notizia: è stata approvata la legge sul franchising, sistema dalle grandi opportunità su cui bisogna puntare molto perché la sua crescita, come il multilevel marketing (vendita e promozione piramidale in cui l’acquirente diventa a sua volta venditore o procacciatore di venditori), è un beneficio per l’occupazione e i consumi. Negli ultimi anni il settore ha registrato un forte sviluppo, dal commercio ai servizi, ma ciò è avvenuto in una giungla priva di regole: finalmente questa legge dà certezze contrattuali sia all’impresa affiliante che a quella affiliata.


 

Proposte di legge


3330 Franci
30 ottobre 2002

4012 Rotundo
27 maggio 2003

4094 Rava
20 giugno 2003

 

AGRICOLTURA

I deputati Ds hanno presentato proposte di legge, emendamenti alle leggi finanziarie, risoluzioni e mozioni che rappresentano una programmazione legislativa coerente basata su due pilastri tra loro strettamente collegati: la politica per l’impresa e la qualità dei prodotti, dei processi e dell’ambiente.

Nella logica di questa impostazione hanno proposto: agevolazioni fiscali per i processi di aggregazione delle imprese; sostegni finanziari sia per l’applicazione della legge sulla sicurezza sul lavoro sia per la modernizzazione e l’informatizzazione delle imprese; politica fiscale e previdenziale coerente con la specificità del settore; finanziamenti per sostenere le esportazioni agricole ed alimentari e la promozione dei processi di rafforzamento nei rapporti tra produzione e distribuzione, assicurando mercati di sbocco ai prodotti agricoli italiani; sostegno alle Regioni per la creazione dei distretti agroalimentari e/o rurali; finanziamento della legge per la diffusione e la valorizzazione dell’imprenditoria giovanile in agricoltura; un sistema dei trasporti efficiente ed un insieme di piattaforme logistiche attrezzate per la conservazione e lo smistamento dei prodotti alimentari; piani di settore per sostenere la competitività della aziende specializzate in beni primari (cosiddetti commodities); investimenti significativi per la ricerca in agricoltura; piena attuazione della legge di orientamento; utilizzo dei fondi nazionali e derivanti dalla Pac (Politica agricola comune) per i processi di miglioramento qualitativo delle produzioni agricole, per promuovere l’organizzazione dell’offerta e comportamenti virtuosi per l’ambiente e l’occupazione. E ancora: completare l’anagrafe bovina; rilanciare la zootecnia valorizzando l’allevamento estensivo; predisporre un piano nazionale per le sementi; promuovere l’etichettatura dei prodotti e la tutela dei prodotti DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta).

Fondamentale, infine, è la costituzione dell’Agenzia per la sicurezza alimentare che ha come obiettivi la sicurezza per la salute dei cittadini, lo snellimento burocratico nelle pratiche di autorizzazione, l’univocità dei comportamenti, la continuità e la razionalizzazione delle azioni di controllo.

Un buon lavoro, continuiamolo insieme di Luciano Violante

Il duplice record di Silvio Berlusconi di Mauro Agostini

Innovazione tecnologica

Infrastrutture

Competitività

Mezzogiorno

Made in Italy

Ricerca

Università

Urbanistica

Trasporti

Energia

Rapporti Cina-Ue

Turismo

Diritto societario

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