Proposte di legge


78 Bielli
30 maggio 2001

4579 Magnolfi
19 dicembre 2003

5533 Magnolfi
17 gennaio 2005

 

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta una straordinaria opportunità di crescita economica e culturale per un paese moderno. Per lo sviluppo dell’infrastruttura digitale i deputati Ds hanno proposto innanzitutto incentivi alla diffusione della banda larga, che favorisce gli investimenti tecnologici nelle aree disagiate: in Italia esiste un divario territoriale nelle dotazioni tecnologiche e nell’opportunità di utilizzarle (digital divide) che produce disuguaglianze ed esclusione sociale; sul modello americano SBIR (Ricerca e innovazione per le piccole imprese), hanno proposto anche di riqualificare gli incentivi alla ricerca applicata e all’innovazione di processo e di prodotto, favorendo l’incontro fra università, centri di ricerca e piccole imprese, spingendo queste ultime ad aggregarsi.

Nel gennaio 2005 i deputati Ds hanno presentato una organica proposta di legge per rilanciare la sfida della riforma della pubblica amministrazione come fattore di equità e di competitività, utilizzando le nuove tecnologie per la reingegnerizzazione dei processi (back office) e per garantire il diritto di accesso dei cittadini alle informazioni e ai servizi (front office).

I deputati Ds hanno presentato, infine, proposte alternative a quelle del centrodestra per modificare le regole di accesso all’albo degli informatici, aprendolo non soltanto agli ingegneri, ma anche ai laureati in informatica e in scienze dell’informazione. È diventata legge la loro proposta sull’accessibilità ai servizi internet per i disabili.

Il Governo di centrodestra ha sbandierato l’innovazione ICT (information communication technology) come uno dei punti cruciali del proprio programma elettorale, ma dopo quattro anni l’Italia registra ancora un grave ritardo in questo settore fortemente strategico. Tutti i progetti avviati dai governi del centrosinistra (Piano e-Italia per imprese, scuola e famiglie e Piano e- Government per la pubblica amministrazione) sono stati rallentati e le risorse disponibili erogate col contagocce. Quanto alle imprese, è evidente la mancanza di una politica industriale, a dispetto delle promesse sul Polo nazionale del software. Circa un milione e mezzo di piccole imprese, con alcuni milioni di dipendenti, rischiano di rimanere escluse dalle opportunità della net-economy.  


 

Proposte di legge


4849 Raffaldini
25 marzo 2004

5776 Vigni
12 aprile 2005

5820 Vigni
4 maggio 2005

 

Mozione

1-00073 Violante
27 maggio 2002

 

 

 

INFRASTRUTTURE

Il programma delle grandi opere si è rivelato un fallimento. Le risorse effettivamente stanziate (9,1 miliardi) rappresentano solo il 4,6% del costo delle opere previste (196 miliardi). Si continua a fantasticare su grandiosi progetti mentre l’Italia ha bisogno di opere pubbliche ordinarie: riqualificare le strade e le aree urbane degradate, abbattere le barriere architettoniche, riorganizzare il ciclo dell’acqua e dei rifiuti, migliorare le reti idriche, difendere il suolo.

Con i governi dell’Ulivo (dal 1996 al 2001) l’incremento annuo per gli investimenti pubblici era stato in media del 10,6%. Il Governo della Casa delle libertà ha ridotto le risorse: dal 2001 la tendenza si è invertita fino ad arrivare ad un vero e proprio crollo: -30% negli ultimi due anni. Non solo. Le norme per i lavori pubblici volute dal centrodestra hanno creato due mercati (quello della legge obiettivo e quello ordinario) eludendo le regole della concorrenza e ripristinando gli affidamenti diretti, cioè senza gara, per i lavori dell’alta velocità ferroviaria in violazione alle norme europee, con ovvie conseguenze sulla trasparenza. La proposta dei deputati Ds sui giudizi arbitrali nei lavori pubblici vuole proprio ripristinare la trasparenza e la funzionalità del sistema.

Su questi temi la visione tra centrodestra e centrosinistra è antitetica. Per una modernizzazione ecologica del paese si devono modificare le priorità, mettendo ai primi posti le strade, il ciclo dei rifiuti, le reti idriche (le cui carenze provocano ogni estate l’emergenza acqua) che sono le questioni davvero urgenti. I deputati Ds hanno proposto maggiori investimenti pubblici, utilizzando anche risorse private (project financing), per una programmazione degli interventi in base alle risorse realmente disponibili. Vogliono garantire piena trasparenza e leale concorrenza negli appalti, adeguando la legislazione nazionale e regionale alla direttiva europea. Vogliono una politica industriale per il settore delle costruzioni che favorisca l’edilizia legale e di qualità: va in questo senso la proposta di agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione delle città.

Infine, i deputati Ds hanno incalzato il Governo per rilanciare una politica idrica di sistema e per avviare un piano di rilancio dei depuratori, di alcune grandi condotte idriche e del sistema delle dighe, specialmente in Sardegna e in Sicilia.


 

Proposte di legge


2699 D’Alema
2 maggio 2002

2698 Barbieri
2 maggio 2002

2697 Barbieri
2 maggio 2002

 

Mozioni

1-00076 Rossi
31 maggio 2002

1-00088 Rossi
20 giugno 2002

 

 

Mezzogiorno

Fondo per la promozione del capitale di rischio nelle aree depresse e in imprese ad elevato contenuto tecnologico; fondo per i microcrediti finalizzati alla nascita di piccole imprese; fondo per gli “incubatori di impresa“; riduzione dell’Irap per la piccola e media impresa; crediti di imposta per ricerca e sviluppo. E, insieme, programmi di formazione, di ricerca e di inserimento lavorativo, con l’istituzione di un’indennità di inserimento per quanti accedono ai programmi di formazione: 500 euro a bimestre per la persona in cerca di occupazione di età inferiore a 32 anni, 700 euro se di età superiore. L’obiettivo è di sperimentare nel Sud un sistema di politica attiva del lavoro attraverso il finanziamento di programmi pubblici e locali di inserimento al lavoro.

La combinazione tra accesso ad indennità di inserimento ed effettiva partecipazione al programma locale di ricerca e di inserimento lavorativo esiste da anni in molti paesi europei ed ha consentito loro di realizzare azioni efficaci per l’occupabilità. Su questi due assi portanti si sono sviluppate le proposte dei deputati Ds per il Mezzogiorno.

Il Governo della Casa delle libertà, invece, ha tagliato le risorse e cancellato leggi che si erano rivelate efficaci. I bonus su investimenti e occupazione sono stati prima interrotti e poi fortemente limitati; le scelte per combattere il sommerso si sono rivelate un flop e le leggi di incentivazione per le imprese, come la 488 del 1992, sono state avviate a un lento abbandono.

I risultati sono evidenti: nel 2004 il Mezzogiorno mostra un andamento negativo rispetto al resto del paese: la crescita del prodotto interno lordo si ferma allo 0,6% (la metà di quella nazionale), il Pil pro-capite al Sud è il 59,6% di quello del Nord, il tasso di disoccupazione è circa il triplo di quello del resto d’Italia (e bisogna tener presente che esso è sottodimensionato perché molti disoccupati, principalmente i più giovani e le donne, scoraggiati dall’assenza di lavoro, smettono di cercare un’occupazione oppure migrano al Nord).

È chiaro invece come solo mettendo il Sud al centro dell’agenda politica del paese si può sperare in una reale ripresa dell’economia italiana. Ricerca, innovazione, capitalizzazione e crescita delle dimensioni delle imprese, relazione fra imprese e territorio, rapporto fra sistema produttivo e sistema finanziario sono gli aspetti su cui fare leva.


 

Proposte di legge


1766 Bova
16 ottobre 2001

3899 Martella
15 aprile 2003

4832 Battaglia
22 marzo 2004

 

Proposte di legge


4982 Maurandi
6 maggio 2004

4391 Magnolfi
16 ottobre 2003

 

 

Mozione

1-00154 Violante
30 gennaio 2003

 

 

 

 

Risoluzione

7-00274 Tocci
3 luglio 2003

 

 

 

Ricerca

Le proposte Ds puntano, innanzi tutto, ad aumentare gli investimenti nella ricerca per raggiungere progressivamente l’attuale media europea e gli obiettivi di Lisbona. Anche per questo abbiamo presentato proposte per destinare l’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche assegnato allo Stato - circa 20 milioni di euro l’anno - a progetti di ricerca e di alto contenuto scientifico, come strumento complementare per reperire risorse.

Se il Governo blocca le assunzioni, costringendo i ricercatori italiani ad emigrare all’estero, i deputati Ds sono di parere opposto: hanno proposto un programma straordinario per assumere 5.000 giovani ricercatori negli enti e nelle università nei prossimi 10 anni.

Per evitare la “fuga dei cervelli“ hanno proposto inoltre l’istituzione di contratti a tempo determinato di ricerca e insegnamento universitario, che le università potranno stipulare con giovani dottori di ricerca, in sostituzione delle pressoché inesistenti borse di post-dottorato. Migliaia di progetti di ricerca presentati dalle imprese sono dichiarati idonei ma poi non vengono finanziati dal Ministero.

Perché in un paese caratterizzato da una quota di ricerca privata tra le più basse nel mondo vengono mortificate proprio quelle imprese che si cimentano con la competizione qualitativa?

Da qui le proposte dei deputati Ds di finanziare subito il Fondo agevolazioni ricerca e il Fondo per l’innovazione tecnologica, in modo da smaltire rapidamente i progetti idonei, e di utilizzare il meccanismo del credito d’imposta a favore delle imprese per le committenze dei progetti di ricerca e innovazione a enti e università. Per quanto riguarda gli enti pubblici, è fondamentale garantire una quota minima per le attività di ricerca a tutte le strutture. La proposta Ds stabilisce che il trasferimento statale agli enti di ricerca non possa andare al di sotto delle spese fisse maggiorate del 20%, fermo restando il finanziamento su progetti; il finanziamento di un programma organico di ricerca in campo energetico per il rilancio dell’Enea; lo sblocco degli investimenti dell’Agenzia spaziale italiana, che è l’unica filiera di alta tecnologia a forte internazionalizzazione.

Questo Governo non è riuscito ad affermare la ricerca scientifica come priorità strategica per il paese, disattendendo le sue 10 Proposte di legge 1766 Bova 16 ottobre 2001 3899 Martella 15 aprile 2003 4832 Battaglia 22 marzo 2004 Proposte di legge 4982 Maurandi 6 maggio 2004 4391 Magnolfi 16 ottobre 2003 stesse indicazioni contenute nelle linee guida approvate dal Cipe. La crescita del Pil nel lungo periodo dipende dalla produttività, che a sua volta dipende dall’inserimento del progresso tecnico nei prodotti e nei metodi di produzione.

La produttività aumenta per due ragioni: l’aumento del capitale fisico e la ricerca e lo sviluppo. Quando la domanda del mercato cresce poco o gli impianti sono già efficienti (come nel caso dell’Italia) vuol dire che ci vogliono nuove opportunità di investimento in nuovi settori, mercati e tecnologie, altrimenti si perde competitività sui mercati mondiali. La ricerca è fondamentale non solo perché offre alla produttività un contributo che passa attraverso la formazione di base e il training dei laureati che vengono assunti poi dalle imprese, ma anche perché crea nuove tecnologie e genera essa stessa nuove imprese. La capacità di un sistema di ricerca dipende dalle risorse umane, certo, ma anche dall’efficienza dei laboratori, dall’ammodernamento degli strumenti, dalla diffusione delle reti.

Investire in questo tipo di infrastrutture significa dare buone opportunità a tutti i ricercatori e, quindi, a chi usufruirà del frutto della loro ricerca: la proposta prevede che sia destinato a questo scopo l’1% del budget previsto per le cosiddette “grandi opere”. Gli Usa offrono più di ogni altro paese opportunità di carriera nei settori scientifici e tecnologici sia per le maggiori risorse messe a disposizione sia per il grande dinamismo e il maggior spazio dato a idee e a gente nuova.

In Italia invece stenta a svilupparsi la gestione della ricerca scientifica in senso meritocratico; basti pensare che la recente riforma del sistema pubblico della ricerca operata dal ministro Moratti di fatto supera il principio dei concorsi pubblici sulla base dei meriti scientifici. In Europa l’Italia occupa uno degli ultimi posti per le risorse umane e finanziarie dedicate al settore: circa l’1% del Prodotto interno lordo (contro una media europea del 2%), cifra lontanissima dal traguardo europeo del 3% per il 2010, stabilito a Lisbona.

Insomma, occorre avere un nuovo approccio. Da parte nostra stiamo preparando un programma di governo per la prossima legislatura in tema di ricerca scientifica, la cui bozza è consultabile sul sito del Gruppo e aperta a tutti i contributi che verranno.


 

Proposte di legge


3022 Grignaffini
15 luglio 2002

3762 Capitelli
10 marzo 2003

3899 Martella
15 aprile 2003

 

Università

La legislatura volge al termine senza che sia stato risolto alcun problema dell’università. Si sono viste solo norme improvvisate, tagli ai finanziamenti, blocco delle assunzioni, rilancio del centralismo.

Le cosiddette riforme del centrodestra non sono altro che una serie confusa e disorganica di provvedimenti su cui, all’interno della stessa maggioranza, esistono forti perplessità che si sono manifestate perfino nei voti dell’Aula.

Il 15 giugno scorso, ad esempio, durante la discussione sul disegno di legge riferito allo stato giuridico e al reclutamento dei docenti, il centrosinistra ha più volte battuto il Governo: è stato approvato un emendamento Ds che crea trasparenza nei concorsi, tutela il merito scientifico e conferma la competenza del singolo ateneo nel bando del concorso. Per i deputati Ds le vere priorità sono il ringiovanimento della docenza, più autonomia e meno burocrazia, risorse per la crescita e la qualità dell’università, tutte questioni che le scelte del Governo hanno disatteso.

I deputati Ds hanno proposto: il varo di un programma straordinario di assunzioni di giovani professori/ricercatori oltre il turn over; il superamento dell’ibrida situazione dei ricercatori mediante l’istituzione della terza fascia docente; l’attuazione della norma che istituisce una Authority nazionale per la valutazione dei singoli docenti e delle strutture degli atenei e già approvata dalla Commissione Cultura; un aumento del finanziamento annuale dei progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN); il completamento dell’autonomia delle università.

Le proposte dei deputati Ds hanno riguardato l’istituzione dei contratti di ricerca e di insegnamento universitario, per trasformare in contratti a tempo determinato gli attuali assegni di ricerca e attivare un programma straordinario di 5.000 contratti per giovani studiosi.

Altre proposte si sono articolate con emendamenti alle leggi finanziarie (in materia di finanziamento delle università e della ricerca universitaria, di sblocco delle assunzioni dei professori e ricercatori, di reclutamento dei giovani) e con la formulazione di autonomi documenti sugli atti del Governo (decreti delegati) sottoposti al parere parlamentare, in particolare quelli riguardanti il Piano triennale di sviluppo universitario 2004-2006 e le modifiche alla Regolamento in materia di autonomia didattica degli atenei.


 

Proposte di legge


3712 Vigni
25 febbraio 2003

3810 Sandri
20 marzo 2003(approvata dalla
Camera)

 

Urbanistica

Il Governo di centrodestra non vuole sentir parlare di riforma urbanistica. Ha preferito percorrere la strada dei condoni. I deputati Ds hanno presentato una proposta che coordina gli interessi pubblici e privati, disciplinando i compiti riservati allo Stato, e riportando a sistema le più significative esperienze delle legislazioni regionali. Governo del territorio.

È costituito dalle attività conoscitive di programmazione e localizzazione degli interventi, e comprende disciplina degli usi, tutela e valorizzazione di edilizia, urbanistica, mobilità, ambiente, difesa del suolo, paesaggio, bellezze naturali. Riordino istituzionale. La competenza generale è dei Comuni, ma si attribuiscono funzioni di “area vasta” a livelli sovracomunali.

Allo Stato spetta il ruolo di definizione di un piano nazionale di indirizzo sulle questioni di grande interesse. “Carta unica”. Semplifica le procedure perché sostituisce tutti gli attuali atti di governo del territorio e, nel contempo, è sintesi dei piani e degli atti che regolano il regime giuridico del suolo. Sostenibilità.

Per assicurare la sostenibilità delle scelte sotto i profili ambientale-paesaggistico, infrastrutturale, economico e sociale, si introduce l’obbligo della motivazione di queste scelte. Pianificazione. Si dà sanzione legislativa ai meccanismi di perequazione urbanistica oggetto di sperimentazione da parte dei Comuni.

Si recepisce il metodo che riconosce ai proprietari degli immobili una quantità proporzionale di quote edificatorie e di oneri derivanti dalla realizzazione degli interventi. Il piano operativo può riconoscere quote di edificabilità compensativa degli oneri straordinari, a carico dei privati, per la realizzazione di interventi di interesse pubblico. Tutela del paesaggio.

Rientra nell’ambito delle funzioni di governo del territorio: pianificazione paesaggistica e gestione dei vincoli hanno un rilievo nell’uso e nella trasformazione del territorio.

L’adozione del piano paesistico regionale e la previsione del piano urbanistico comunale, come “Carta unica” del territorio, fanno venir meno la necessità del rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche da parte di enti che non siano i Comuni.


 

Proposte di legge


4957 Raffaldini
17 maggio 2004

4849 Raffaldini
25 marzo 2004

 

 

Proposte di legge


2130 Duca
19 dicembre 2001

4104 Duca
25 giugno 2003
(approvata dalla
Camera)

 

Trasporti

Se il Governo avesse attuato anche parzialmente il Piano generale dei trasporti e della logistica approvato dal centrosinistra nella passata legislatura, oggi l’Italia potrebbe cogliere le opportunità che provengono dalla ritrovata centralità del mare Mediterraneo. Per questo le proposte presentate dai deputati Ds hanno puntato ad aumentare gli investimenti in infrastrutture sia per nuove opere che per riqualificare quelle esistenti; per potenziare le reti (alta capacità ferroviaria regionale e nazionale, autostrade del mare); per sviluppare la logistica e l’intermodalità.

Anche le poche misure positive adottate in questa legislatura, come il rifinanziamento della legge del centrosinistra per il potenziamento dei porti, sono state svuotate dall’azione concreta di governo. Nulla neanche per la cantieristica navale. Gli ultimi provvedimenti per il settore sono le leggi 51 e 88 del 2001 approvati dal centrosinistra.

Non è stata attuata l’autonomia finanziaria delle autorità portuali né risolto il problema delle giornate di mancato avviamento al lavoro dei portuali; è assente ogni politica di formazione dei marittimi e già sussiste una carenza di ufficiali (in particolare di macchina.

Permane l’illegittimo commissariamento del porto di Livorno (ormai da oltre due anni) che sta provocando gravi danni al porto e all’economia ad esso collegata, nonostante la presenza di una legge, proposta dai Ds, che ha consentito di procedere alle nomine dei presidenti delle Autorità portuali, come è avvenuto per i porti di Ancona, Savona, Trieste.

Il ministro Lunardi, ricattato dal ministro Matteoli, sta affossando il porto toscano. La stessa legge obiettivo, che nelle intenzioni del centrodestra avrebbe dovuto consentire di avviare in Italia una stagione di grandi opere pubbliche, attraverso la sbandierata semplificazione delle procedure, ha prodotto il solo effetto di moltiplicare le opere “promesse” (sono già 370) e il contenzioso con le Regioni e le comunità locali. Inoltre per far funzionare le procedure “snelle” ha nominato altri “Commissari plenipotenziari”.

Infine il Governo ha dovuto ammettere che, nonostante i mille artifici della finanza creativa, i soldi non ci sono e le opere non proce- 14 Proposte di legge 4957 Raffaldini 17 maggio 2004 4849 Raffaldini 25 marzo 2004 dono. Basti pensare che l’ANAS non paga neanche gli stati di avanzamento dei lavori già eseguiti condannando decine di imprese al fallimento. Per il trasporto aereo le cose non vanno meglio: all’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) sono stati tagliati i fondi già stanziati con le leggi del ‘98 e del ‘99 e sono a rischio i pagamenti dei mutui già accesi per il potenziamento degli aeroporti nazionali.

Non si procede alle assunzioni e vengono ridotti i finanziamenti all’ENAV (Ente nazionale di assistenza al volo) e all’Agenzia Nazionale Sicurezza Volo. La scure del taglio dei finanziamenti ha colpito anche FS.

La stessa ISPA, società pubblica creata per garantire i finanziamenti al TAV (Treno ad alta velocità), ha ben poca originalità. Inoltre FS e le società collegate diminuiscono gli utili, perdono ulteriori quote di traffico merci, riducono il personale, immettono dirigenti esterni nelle loro strutture, mentre vengono abolite le Direzioni regionali del trasporto pubblico locale e gli interfaccia, positivi anche ai fini della gestione dei contratti di servizio, tra FS, Regioni e cittadini.

Il quadro che emerge è drammatico e può portare ad un collasso nella realizzazione di opere pubbliche infrastrutturali decisive per lo sviluppo e la competitività dell’Italia.

L’unica nota positiva si è avuta per l’economia marittima ed è l’approvazione a giugno, alla Camera, della proposta di legge d’iniziativa parlamentare, presentata dai Gruppi Ds, Verdi e Margherita, riguardante misure di sostegno alla demolizione delle navi cisterna a scafo semplice (le cosiddette carrette del mare); un finanziamento della ricerca nel settore navale (CETENA - Centro per gli studi di tecnica navale - e INSEAN - Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale) e un programma di potenziamento e ammodernamento delle navi adibite al trasporto pubblico fluviale, lacuale e marittimo.

Non è un caso che, come è avvenuto anche per la legge sulla nautica da diporto, le uniche misure legislative positive siano state quelle di iniziativa parlamentare, proposte dai Ds e dall’opposizione.


 

Proposte di legge


697 Calzolaio
12 giugno 2001

4417 Gambini
23 ottobre 2003

1933 Calzolaio
12 novembre 2001

 

 

Mozioni

1-00003 Calzolaio
13 giugno 2001

1-00059 Bersani
13 marzo 2002

 

Energia

Il più grave problema dell’energia in Italia riguarda il settore elettrico, a causa essenzialmente del cattivo stato di manutenzione della rete. I deputati Ds hanno proposto che la proprietà delle reti di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica e del gas non cada tutta in mano a privati, ma resti per il 51% in mano pubblica, oppure che le aziende di gestione delle reti si trasformino in società ad azionariato diffuso per garantire gli utenti dalla prepotenza dei monopoli e per fare diminuire i prezzi. Infatti il costo dell’energia elettrica in Italia è il più alto d’Europa. Il sistema ha bisogno di maggiore concorrenza: gli utenti devono tornare al centro del servizio reso in cambio dei prezzi pagati e la qualità del servizio deve corrispondere agli standard europei. Per questo i deputati Ds hanno difeso l’indipendenza dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas dal tentativo del Governo di sottrarle poteri e capacità d’intervento a difesa dei consumatori. Dal 2001 i deputati Ds hanno proposto l’aumento dei terminali di importazione del gas naturale e il numero dei gasdotti, per rendere più competitivo il mercato interno del gas metano e diminuirne i costi per le famiglie e le imprese, soprattutto quelle piccole, artigianali e commerciali. I deputati Ds hanno proposto la creazione di un fondo di 2 miliardi di euro all’anno nella ricerca e nell’innovazione del settore energetico per le fonti “pulite” di energia, finanziato con parte degli introiti delle bollette che oggi pagano le fonti inquinanti. Hanno sostenuto la priorità della riconversione delle vecchie centrali inquinanti ad olio combustibile in nuove e moderne centrali a gas metano (cosiddette “a ciclo combinato”).

Il Governo Berlusconi è l’unico Governo nella storia della Repubblica che non ha saputo evitare due grandi black-out elettrici nel giro di tre mesi nel 2003. Eppure aveva già introdotto cinque radicali modifiche di legge nel settore energetico tra cui il noto decreto “sbloccacentrali“ che ha fatto aumentare il contenzioso con Regioni, Comuni e le rappresentanze organizzate dei cittadini e degli utenti.

Questa maggioranza ha bloccato la modernizzazione avviata dai governi dell’Ulivo. Non è aumentata la produzione di energia elettrica con fonti pulite e rinnovabili (acqua, sole, vento, biomasse) che secondo i piani del centrosinistra avrebbe condotto entro il 2012 a conseguire l’obiettivo dell’accordo di Kyoto per diminuire le emissioni inquinanti.


 

Mozione

1-00436 Violante
16 marzo 2005

 

 

 

 

Risoluzione

7-00585 Lulli
9 marzo 2005

 

 

Rapporti Cina-Ue

Il 10 giugno scorso è stato sottoscritto a Shanghai l’accordo sul tessile tra il commissario europeo Peter Mandelson e il ministro del commercio cinese Bo Xilai che ha scongiurato una guerra commerciale tra Pechino e Bruxelles; un accordo con cui la Cina si è impegnata ad autolimitare fino al 2008 le proprie esportazioni nel vecchio continente di 10 prodotti tessili.

Il problema della concorrenza della Cina nei confronti dei prodotti tessili e dell’abbigliamento è diventato, infatti, più urgente in seguito alla scadenza dell’Accordo Multifibre (AMF), il 31 dicembre 2004. L’AMF stabiliva limiti quantitativi alle importazioni nel settore tessile individuando dei tetti all’importazione di tali prodotti. Il sistema delle quote ha consentito di attutire le ripercussioni del massiccio ingresso nel mercato dei paesi di recente industrializzazione. Da quest’anno, in seguito all’ingresso della Cina nel World Trade Organization (Organizzazione mondiale del commercio), le quote sono abolite. Rispetto al gennaio 2004, le esportazioni dei prodotti da parte della Cina sono cresciute del 28,77%, con un incremento del 65,26% verso gli Usa e del 46,5% verso l’Unione europea. Secondo la Filtea-Cgil il settore ha perso nel nostro paese, negli ultimi due anni, 50mila posti di lavoro; altre decine di migliaia di posti di lavoro sono a rischio.

La Lega Nord chiede l’istituzione di dazi sui prodotti cinesi, ma il problema vero è che i costi di produzione cinesi sono molto più bassi dei nostri, ad iniziare dal costo del lavoro.

I deputati Ds hanno sempre considerato l’apertura al mercato cinese, anche se non priva di rischi, una grossa opportunità da gestire con adeguate politiche di sostegno alle imprese italiane che vogliono vendere o produrre in Cina; con una difesa rigorosa dei marchi italiani e la lotta severa alle contraffazioni; con l’aiuto alle imprese ed ai distretti per una loro ristrutturazione. Sul fronte dei rapporti culturali, il Governo ha accettato come raccomandazione un ordine del giorno presentato dai deputati Ds, che chiede una politica volta a facilitare l’ingresso degli studenti cinesi in Italia.

L’impegno preso dall’esecutivo è quello di semplificare la procedura per i visti degli studenti esteri, e di stanziare fondi adeguati per borse di studio e di ricerca rivolte ai giovani cinesi e ai nostri studenti che vogliono studiare presso istituti universitari cinesi.


 

Proposte di legge


97 Gambini
30 maggio 2001

2900 Carli
25 giugno 2002
diventata legge
n. 172/2003

 

Turismo

L’Italia è passata dal 2° al 5° posto nella graduatoria mondiale delle presenze di turisti stranieri. Il turismo ha perso importanti quote di mercato. L’unica reazione del Governo è stata quella di ridurre drasticamente le risorse destinate ai sistemi turistici locali e alle imprese, sovrapponendosi, in barba alle proclamazioni su decentramento, federalismo e devolution, all’azione delle Regioni e dei Comuni.

Il pacchetto di proposte dei deputati Ds per le imprese turistiche comprende: l’armonizzazione dell’IVA turistica in ambito europeo e la riduzione dell’aliquota dal 20 al 10%; l’estensione del credito d’imposta ai datori di lavoro del settore per l’incremento dell’occupazione; la defiscalizzazione degli oneri sociali in favore delle aziende a carattere stagionale; la reintroduzione del credito d’imposta per l’acquisto di determinati beni strumentali; la deducibilità delle quote di ammortamento per le spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento degli immobili adibiti ad attività turistica; il sostegno per l’acquisizione, da parte degli operatori, della struttura immobiliare nella quale esercitano l'attività alberghiera; l’aumento della dotazione finanziaria del fondo per il cofinanziamento dell’offerta turistica.

Riguardo al settore balneare, il Governo ha proposto una sorta di modello "Las Vegas" centrato sulla moltiplicazione dei casinò. L’idea è di cedere le spiagge ai privati con convenzioni della durata di 90 anni, nonostante l’opposizione delle Regioni.

La proposta dei deputati Ds va in tutt’altra direzione: utilizzare gli strumenti legislativi già esistenti, come le Società di trasformazione urbana, per riqualificare le località turistiche da un punto di vista urbanistico promuovendo un uso moderno ed efficace di beni demaniali rilevanti quali i lungomare; rendere più facilmente raggiungibili le nostre località turistiche grazie ad accordi commerciali che abbattano le tariffe di trasporto; avviare un’efficace promozione del turismo italiano all’estero.

Nei primi tre mesi del 2005 il sistema ricettivo italiano ha visto ridursi di 540mila unità le presenze straniere e il consuntivo gennaio- marzo degli arrivi (10 milioni 996mila) è il peggiore dal 2001.

Le previsioni a giugno stimano tra il 5 e il 10% la contrazione attesa sulle vacanze degli italiani.

Un buon lavoro, continuiamolo insieme di Luciano Violante

Il duplice record di Silvio Berlusconi di Mauro Agostini

Innovazione tecnologica

Infrastrutture

Competitività

Mezzogiorno

Made in Italy

Ricerca

Università

Urbanistica

Trasporti

Energia

Rapporti Cina-Ue

Turismo

Diritto societario

Fisco

Competitività

Crisi d’impresa

Made in Italy

Risparmio

Piccola e media impresa

Comunicazioni

Commercio

Agricoltura

Diritti

Precariato

Reddito minimo d’inserimento

Professioni

Tutele

Pensioni

Illusionismo contabile

Autonomie

Sanità

Cassa Depositi e Prestiti

Privatizzazioni

Cartolarizzazioni

Sostegno alla vita quotidiana

Pensioni

Anziani

Asili nido

Povertà

Casa

Giovani

Diversamente abili

Prezzi

Caro-spesa

Sanità

Reddito minimo d’inserimento

Risparmio

Casa

Fisco

Consumatori