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Proposte di
legge
78 Bielli
30 maggio 2001
4579 Magnolfi
19 dicembre 2003
5533 Magnolfi
17 gennaio 2005 |
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INNOVAZIONE
TECNOLOGICA
La diffusione delle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione rappresenta una straordinaria opportunità di
crescita economica e culturale per un paese moderno. Per lo sviluppo
dell’infrastruttura digitale i deputati Ds hanno proposto
innanzitutto
incentivi alla diffusione della banda larga, che favorisce gli
investimenti tecnologici nelle aree disagiate: in Italia esiste un
divario territoriale nelle dotazioni tecnologiche e nell’opportunità
di utilizzarle (digital divide) che produce disuguaglianze ed
esclusione sociale; sul modello americano SBIR (Ricerca e
innovazione per le piccole imprese), hanno proposto anche di
riqualificare gli incentivi alla ricerca applicata e all’innovazione
di
processo e di prodotto, favorendo l’incontro fra università, centri
di ricerca e piccole imprese, spingendo queste ultime ad
aggregarsi.
Nel gennaio 2005 i deputati Ds hanno presentato una organica
proposta di legge per rilanciare la sfida della riforma della
pubblica amministrazione come fattore di equità e di competitività,
utilizzando le nuove tecnologie per la reingegnerizzazione
dei processi (back office) e per garantire il diritto di accesso
dei cittadini alle informazioni e ai servizi (front office).
I deputati Ds hanno presentato, infine, proposte alternative a
quelle del centrodestra per modificare le regole di accesso all’albo
degli informatici, aprendolo non soltanto agli ingegneri, ma
anche ai laureati in informatica e in scienze dell’informazione. È
diventata legge la loro proposta sull’accessibilità ai servizi
internet
per i disabili.
Il Governo di centrodestra ha sbandierato l’innovazione ICT
(information communication technology) come uno dei punti
cruciali del proprio programma elettorale, ma dopo quattro anni
l’Italia registra ancora un grave ritardo in questo settore
fortemente
strategico. Tutti i progetti avviati dai governi del centrosinistra
(Piano e-Italia per imprese, scuola e famiglie e Piano e-
Government per la pubblica amministrazione) sono stati rallentati
e le risorse disponibili erogate col contagocce. Quanto alle
imprese, è evidente la mancanza di una politica industriale, a
dispetto delle promesse sul Polo nazionale del software. Circa
un milione e mezzo di piccole imprese, con alcuni milioni di
dipendenti, rischiano di rimanere escluse dalle opportunità della
net-economy.
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Proposte di
legge
4849 Raffaldini
25 marzo 2004
5776 Vigni
12 aprile 2005
5820 Vigni
4 maggio 2005 |
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Mozione
1-00073 Violante
27 maggio 2002
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INFRASTRUTTURE
Il programma delle grandi opere si è
rivelato un fallimento. Le
risorse effettivamente stanziate (9,1 miliardi) rappresentano
solo il 4,6% del costo delle opere previste (196 miliardi). Si
continua
a fantasticare su grandiosi progetti mentre l’Italia ha bisogno
di opere pubbliche ordinarie: riqualificare le strade e le aree
urbane degradate, abbattere le barriere architettoniche,
riorganizzare
il ciclo dell’acqua e dei rifiuti, migliorare le reti idriche,
difendere il suolo.
Con i governi dell’Ulivo (dal 1996 al 2001) l’incremento annuo per
gli investimenti pubblici era stato in media del 10,6%. Il Governo
della Casa delle libertà ha ridotto le risorse: dal 2001 la tendenza
si è invertita fino ad arrivare ad un vero e proprio crollo: -30%
negli ultimi due anni. Non solo. Le norme per i lavori pubblici
volute
dal centrodestra hanno creato due mercati (quello della legge
obiettivo e quello ordinario) eludendo le regole della concorrenza
e ripristinando gli affidamenti diretti, cioè senza gara, per i
lavori
dell’alta velocità ferroviaria in violazione alle norme europee, con
ovvie conseguenze sulla trasparenza. La proposta dei deputati
Ds sui giudizi arbitrali nei lavori pubblici vuole proprio
ripristinare
la trasparenza e la funzionalità del sistema.
Su questi temi la visione tra centrodestra e centrosinistra è
antitetica.
Per una modernizzazione ecologica del paese si devono
modificare le priorità, mettendo ai primi posti le strade, il ciclo
dei
rifiuti, le reti idriche (le cui carenze provocano ogni estate
l’emergenza
acqua) che sono le questioni davvero urgenti. I deputati Ds
hanno proposto maggiori investimenti pubblici, utilizzando anche
risorse private (project financing), per una programmazione degli
interventi in base alle risorse realmente disponibili. Vogliono
garantire piena trasparenza e leale concorrenza negli appalti,
adeguando la legislazione nazionale e regionale alla direttiva
europea. Vogliono una politica industriale per il settore delle
costruzioni che favorisca l’edilizia legale e di qualità: va in
questo
senso la proposta di agevolazioni fiscali per la ristrutturazione
edilizia
e la riqualificazione delle città.
Infine, i deputati Ds hanno incalzato il Governo per rilanciare
una politica idrica di sistema e per avviare un piano di rilancio
dei depuratori, di alcune grandi condotte idriche e del sistema
delle dighe, specialmente in Sardegna e in Sicilia. |
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Proposte di
legge
2699 D’Alema
2 maggio 2002
2698 Barbieri
2 maggio 2002
2697 Barbieri
2 maggio 2002 |
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Mozioni
1-00076 Rossi
31 maggio 2002
1-00088 Rossi
20 giugno 2002
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Mezzogiorno
Fondo per la promozione del
capitale di rischio nelle aree depresse
e in imprese ad elevato contenuto tecnologico; fondo per i
microcrediti finalizzati alla nascita di piccole imprese;
fondo per gli
“incubatori di impresa“; riduzione dell’Irap per la piccola
e media
impresa; crediti di imposta per ricerca e sviluppo. E,
insieme, programmi
di formazione, di ricerca e di inserimento lavorativo, con
l’istituzione di un’indennità di inserimento per quanti
accedono ai
programmi di formazione: 500 euro a bimestre per la persona
in
cerca di occupazione di età inferiore a 32 anni, 700 euro se
di età
superiore. L’obiettivo è di sperimentare nel Sud un sistema
di politica
attiva del lavoro attraverso il finanziamento di programmi
pubblici e locali di inserimento al lavoro.
La combinazione
tra
accesso ad indennità di inserimento ed effettiva
partecipazione al
programma locale di ricerca e di inserimento lavorativo
esiste da
anni in molti paesi europei ed ha consentito loro di
realizzare
azioni efficaci per l’occupabilità.
Su questi due assi portanti si sono sviluppate le proposte
dei
deputati Ds per il Mezzogiorno.
Il Governo della Casa delle libertà, invece, ha tagliato le
risorse
e cancellato leggi che si erano rivelate efficaci. I bonus
su investimenti
e occupazione sono stati prima interrotti e poi fortemente
limitati; le scelte per combattere il sommerso si sono
rivelate
un flop e le leggi di incentivazione per le imprese, come la
488 del 1992, sono state avviate a un lento abbandono.
I risultati sono evidenti: nel 2004 il Mezzogiorno mostra un
andamento negativo rispetto al resto del paese: la crescita
del
prodotto interno lordo si ferma allo 0,6% (la metà di quella
nazionale), il Pil pro-capite al Sud è il 59,6% di quello
del Nord,
il tasso di disoccupazione è circa il triplo di quello del
resto
d’Italia (e bisogna tener presente che esso è
sottodimensionato
perché molti disoccupati, principalmente i più giovani e le
donne, scoraggiati dall’assenza di lavoro, smettono di
cercare
un’occupazione oppure migrano al Nord).
È chiaro invece come solo mettendo il Sud al centro
dell’agenda
politica del paese si può sperare in una reale ripresa
dell’economia
italiana. Ricerca, innovazione, capitalizzazione e crescita
delle dimensioni delle imprese, relazione fra imprese e
territorio,
rapporto fra sistema produttivo e sistema finanziario
sono gli aspetti su cui fare leva. |
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Proposte di
legge
1766 Bova
16 ottobre 2001
3899 Martella
15 aprile 2003
4832 Battaglia
22 marzo 2004 |
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Proposte di
legge
4982 Maurandi
6 maggio 2004
4391 Magnolfi
16 ottobre 2003
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Mozione
1-00154 Violante
30 gennaio 2003
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Risoluzione
7-00274 Tocci
3 luglio 2003
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Ricerca
Le proposte Ds puntano,
innanzi tutto, ad aumentare gli investimenti
nella ricerca per raggiungere progressivamente l’attuale
media europea e gli obiettivi di Lisbona. Anche per questo
abbiamo presentato proposte per destinare l’8 per mille
dell’imposta
sul reddito delle persone fisiche assegnato allo Stato
- circa 20 milioni di euro l’anno - a progetti di ricerca e
di alto
contenuto scientifico, come strumento complementare per
reperire risorse.
Se il Governo blocca le assunzioni, costringendo i
ricercatori italiani
ad emigrare all’estero, i deputati Ds sono di parere
opposto:
hanno proposto un programma straordinario per assumere
5.000 giovani ricercatori negli enti e nelle università nei
prossimi
10 anni.
Per evitare la “fuga dei cervelli“ hanno proposto
inoltre
l’istituzione di contratti a tempo determinato di ricerca e
insegnamento
universitario, che le università potranno stipulare con
giovani dottori di ricerca, in sostituzione delle pressoché
inesistenti
borse di post-dottorato.
Migliaia di progetti di ricerca presentati dalle imprese
sono
dichiarati idonei ma poi non vengono finanziati dal
Ministero.
Perché in un paese caratterizzato da una quota di ricerca
privata
tra le più basse nel mondo vengono mortificate proprio
quelle imprese che si cimentano con la competizione
qualitativa?
Da qui le proposte dei deputati Ds di finanziare subito il
Fondo agevolazioni ricerca e il Fondo per l’innovazione
tecnologica,
in modo da smaltire rapidamente i progetti idonei, e di
utilizzare il meccanismo del credito d’imposta a favore
delle
imprese per le committenze dei progetti di ricerca e
innovazione
a enti e università.
Per quanto riguarda gli enti pubblici, è fondamentale
garantire
una quota minima per le attività di ricerca a tutte le
strutture. La
proposta Ds stabilisce che il trasferimento statale agli
enti di
ricerca non possa andare al di sotto delle spese fisse
maggiorate
del 20%, fermo restando il finanziamento su progetti; il
finanziamento di un programma organico di ricerca in campo
energetico per il rilancio dell’Enea; lo sblocco degli
investimenti
dell’Agenzia spaziale italiana, che è l’unica filiera di
alta tecnologia
a forte internazionalizzazione.
Questo Governo non è riuscito ad affermare la ricerca
scientifica
come priorità strategica per il paese, disattendendo le sue
10
Proposte di legge
1766 Bova
16 ottobre 2001
3899 Martella
15 aprile 2003
4832 Battaglia
22 marzo 2004
Proposte di legge
4982 Maurandi
6 maggio 2004
4391 Magnolfi
16 ottobre 2003
stesse indicazioni contenute nelle linee guida approvate dal
Cipe. La crescita del Pil nel lungo periodo dipende dalla
produttività,
che a sua volta dipende dall’inserimento del progresso
tecnico nei prodotti e nei metodi di produzione.
La
produttività
aumenta per due ragioni: l’aumento del capitale fisico e la
ricerca
e lo sviluppo. Quando la domanda del mercato cresce poco
o gli impianti sono già efficienti (come nel caso
dell’Italia) vuol
dire che ci vogliono nuove opportunità di investimento in
nuovi
settori, mercati e tecnologie, altrimenti si perde
competitività sui
mercati mondiali.
La ricerca è fondamentale non solo perché offre alla
produttività
un contributo che passa attraverso la formazione di base e
il
training dei laureati che vengono assunti poi dalle imprese,
ma
anche perché crea nuove tecnologie e genera essa stessa
nuove imprese.
La capacità di un sistema di ricerca dipende dalle risorse
umane,
certo, ma anche dall’efficienza dei laboratori,
dall’ammodernamento
degli strumenti, dalla diffusione delle reti.
Investire in
questo
tipo di infrastrutture significa dare buone opportunità a
tutti i
ricercatori e, quindi, a chi usufruirà del frutto della loro
ricerca: la
proposta prevede che sia destinato a questo scopo l’1% del
budget
previsto per le cosiddette “grandi opere”.
Gli Usa offrono più di ogni altro paese opportunità di
carriera nei
settori scientifici e tecnologici sia per le maggiori
risorse messe
a disposizione sia per il grande dinamismo e il maggior
spazio
dato a idee e a gente nuova.
In Italia invece stenta a
svilupparsi
la gestione della ricerca scientifica in senso
meritocratico;
basti pensare che la recente riforma del sistema pubblico
della
ricerca operata dal ministro Moratti di fatto supera il
principio dei
concorsi pubblici sulla base dei meriti scientifici.
In Europa l’Italia occupa uno degli ultimi posti per le
risorse
umane e finanziarie dedicate al settore: circa l’1% del
Prodotto
interno lordo (contro una media europea del 2%), cifra
lontanissima
dal traguardo europeo del 3% per il 2010, stabilito a
Lisbona.
Insomma, occorre avere un nuovo approccio. Da parte nostra
stiamo preparando un programma di governo per la prossima
legislatura in tema di ricerca scientifica, la cui bozza è
consultabile
sul sito del Gruppo e aperta a tutti i contributi che
verranno. |
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Proposte di
legge
3022 Grignaffini
15 luglio 2002
3762 Capitelli
10 marzo 2003
3899 Martella
15 aprile 2003 |
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Università
La legislatura volge al
termine senza che sia stato risolto alcun
problema dell’università. Si sono viste solo norme
improvvisate,
tagli ai finanziamenti, blocco delle assunzioni, rilancio
del centralismo.
Le cosiddette riforme del centrodestra non sono altro
che una serie confusa e disorganica di provvedimenti su cui,
all’interno della stessa maggioranza, esistono forti
perplessità
che si sono manifestate perfino nei voti dell’Aula.
Il 15
giugno
scorso, ad esempio, durante la discussione sul disegno di
legge
riferito allo stato giuridico e al reclutamento dei docenti,
il centrosinistra
ha più volte battuto il Governo: è stato approvato un
emendamento Ds che crea trasparenza nei concorsi, tutela il
merito scientifico e conferma la competenza del singolo
ateneo
nel bando del concorso.
Per i deputati Ds le vere priorità sono il ringiovanimento
della
docenza, più autonomia e meno burocrazia, risorse per la
crescita
e la qualità dell’università, tutte questioni che le scelte
del
Governo hanno disatteso.
I deputati Ds hanno proposto: il
varo
di un programma straordinario di assunzioni di giovani
professori/ricercatori oltre il turn over; il superamento dell’ibrida
situazione
dei ricercatori mediante l’istituzione della terza fascia
docente; l’attuazione della norma che istituisce una Authority
nazionale per la valutazione dei singoli docenti e delle
strutture
degli atenei e già approvata dalla Commissione Cultura; un
aumento del finanziamento annuale dei progetti di ricerca di
interesse nazionale (PRIN); il completamento dell’autonomia
delle università.
Le proposte dei deputati Ds hanno riguardato l’istituzione
dei
contratti di ricerca e di insegnamento universitario, per
trasformare
in contratti a tempo determinato gli attuali assegni di
ricerca
e attivare un programma straordinario di 5.000 contratti per
giovani studiosi.
Altre proposte si sono articolate con emendamenti alle leggi
finanziarie (in materia di finanziamento delle università e
della
ricerca universitaria, di sblocco delle assunzioni dei
professori e
ricercatori, di reclutamento dei giovani) e con la
formulazione di
autonomi documenti sugli atti del Governo (decreti delegati)
sottoposti
al parere parlamentare, in particolare quelli riguardanti il
Piano triennale di sviluppo universitario 2004-2006 e le
modifiche
alla Regolamento in materia di autonomia didattica degli
atenei. |
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Proposte di
legge
3712 Vigni
25 febbraio 2003
3810 Sandri
20 marzo 2003(approvata dalla
Camera) |
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Urbanistica
Il Governo di centrodestra non
vuole sentir parlare di riforma
urbanistica. Ha preferito percorrere la strada dei condoni.
I deputati Ds hanno presentato una proposta che coordina gli
interessi pubblici e privati, disciplinando i compiti
riservati allo
Stato, e riportando a sistema le più significative
esperienze delle
legislazioni regionali.
Governo del territorio.
È costituito dalle attività
conoscitive di programmazione
e localizzazione degli interventi, e comprende disciplina
degli usi, tutela e valorizzazione di edilizia, urbanistica,
mobilità, ambiente, difesa del suolo, paesaggio, bellezze
naturali.
Riordino istituzionale. La competenza generale è dei Comuni,
ma si attribuiscono funzioni di “area vasta” a livelli sovracomunali.
Allo Stato spetta il ruolo di definizione di un piano
nazionale
di indirizzo sulle questioni di grande interesse.
“Carta unica”. Semplifica le procedure perché sostituisce
tutti gli
attuali atti di governo del territorio e, nel contempo, è
sintesi dei
piani e degli atti che regolano il regime giuridico del
suolo.
Sostenibilità.
Per assicurare la sostenibilità delle scelte
sotto i
profili ambientale-paesaggistico, infrastrutturale,
economico e
sociale, si introduce l’obbligo della motivazione di queste
scelte.
Pianificazione. Si dà sanzione legislativa ai meccanismi di
perequazione
urbanistica oggetto di sperimentazione da parte dei
Comuni.
Si recepisce il metodo che riconosce ai proprietari
degli
immobili una quantità proporzionale di quote edificatorie e
di
oneri derivanti dalla realizzazione degli interventi. Il
piano operativo
può riconoscere quote di edificabilità compensativa degli
oneri straordinari, a carico dei privati, per la
realizzazione di
interventi di interesse pubblico.
Tutela del paesaggio.
Rientra nell’ambito delle funzioni di
governo
del territorio: pianificazione paesaggistica e gestione dei
vincoli
hanno un rilievo nell’uso e nella trasformazione del
territorio.
L’adozione del piano paesistico regionale e la previsione
del
piano urbanistico comunale, come “Carta unica” del
territorio,
fanno venir meno la necessità del rilascio delle
autorizzazioni
paesaggistiche da parte di enti che non siano i Comuni.
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Proposte di
legge
4957 Raffaldini
17 maggio 2004
4849 Raffaldini
25 marzo 2004
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Proposte di
legge
2130 Duca
19 dicembre 2001
4104 Duca
25 giugno 2003
(approvata dalla
Camera) |
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Trasporti
Se il Governo avesse attuato
anche parzialmente il Piano
generale dei trasporti e della logistica approvato dal
centrosinistra
nella passata legislatura, oggi l’Italia potrebbe cogliere
le
opportunità che provengono dalla ritrovata centralità del
mare
Mediterraneo.
Per questo le proposte presentate dai deputati Ds hanno
puntato
ad aumentare gli investimenti in infrastrutture sia per
nuove
opere che per riqualificare quelle esistenti; per potenziare
le reti
(alta capacità ferroviaria regionale e nazionale, autostrade
del
mare); per sviluppare la logistica e l’intermodalità.
Anche le poche misure positive adottate in questa
legislatura,
come il rifinanziamento della legge del centrosinistra per
il
potenziamento dei porti, sono state svuotate dall’azione
concreta
di governo.
Nulla neanche per la cantieristica navale. Gli ultimi
provvedimenti
per il settore sono le leggi 51 e 88 del 2001 approvati dal
centrosinistra.
Non è stata attuata l’autonomia finanziaria delle autorità
portuali
né risolto il problema delle giornate di mancato avviamento
al
lavoro dei portuali; è assente ogni politica di formazione
dei
marittimi e già sussiste una carenza di ufficiali (in
particolare di
macchina.
Permane l’illegittimo commissariamento del porto di Livorno
(ormai da oltre due anni) che sta provocando gravi danni al
porto e all’economia ad esso collegata, nonostante la
presenza
di una legge, proposta dai Ds, che ha consentito di
procedere
alle nomine dei presidenti delle Autorità portuali, come è
avvenuto
per i porti di Ancona, Savona, Trieste.
Il ministro Lunardi,
ricattato dal ministro Matteoli, sta affossando il porto
toscano.
La stessa legge obiettivo, che nelle intenzioni del
centrodestra
avrebbe dovuto consentire di avviare in Italia una stagione
di
grandi opere pubbliche, attraverso la sbandierata
semplificazione
delle procedure, ha prodotto il solo effetto di moltiplicare
le
opere “promesse” (sono già 370) e il contenzioso con le
Regioni
e le comunità locali. Inoltre per far funzionare le
procedure
“snelle” ha nominato altri “Commissari plenipotenziari”.
Infine il
Governo ha dovuto ammettere che, nonostante i mille artifici
della finanza creativa, i soldi non ci sono e le opere non proce-
14
Proposte di legge
4957 Raffaldini
17 maggio 2004
4849 Raffaldini
25 marzo 2004
dono. Basti pensare che l’ANAS non paga neanche gli stati di
avanzamento dei lavori già eseguiti condannando decine di
imprese al fallimento.
Per il trasporto aereo le cose non vanno meglio: all’ENAC
(Ente
nazionale per l’aviazione civile) sono stati tagliati i
fondi già
stanziati con le leggi del ‘98 e del ‘99 e sono a rischio i
pagamenti
dei mutui già accesi per il potenziamento degli aeroporti
nazionali.
Non si procede alle assunzioni e vengono ridotti
i
finanziamenti all’ENAV (Ente nazionale di assistenza al
volo) e
all’Agenzia Nazionale Sicurezza Volo.
La scure del taglio dei finanziamenti ha colpito anche FS.
La
stessa ISPA, società pubblica creata per garantire i
finanziamenti
al TAV (Treno ad alta velocità), ha ben poca originalità.
Inoltre FS e le società collegate diminuiscono gli utili,
perdono
ulteriori quote di traffico merci, riducono il personale,
immettono
dirigenti esterni nelle loro strutture, mentre vengono
abolite le
Direzioni regionali del trasporto pubblico locale e gli
interfaccia,
positivi anche ai fini della gestione dei contratti di
servizio, tra
FS, Regioni e cittadini.
Il quadro che emerge è drammatico e può portare ad un
collasso
nella realizzazione di opere pubbliche infrastrutturali
decisive
per lo sviluppo e la competitività dell’Italia.
L’unica nota positiva si è avuta per l’economia marittima ed
è l’approvazione a giugno, alla Camera, della proposta di
legge d’iniziativa parlamentare, presentata dai Gruppi Ds,
Verdi e Margherita, riguardante misure di sostegno alla
demolizione
delle navi cisterna a scafo semplice (le cosiddette carrette
del mare); un finanziamento della ricerca nel settore navale
(CETENA - Centro per gli studi di tecnica navale - e INSEAN
-
Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura
navale)
e un programma di potenziamento e ammodernamento delle
navi adibite al trasporto pubblico fluviale, lacuale e
marittimo.
Non è un caso che, come è avvenuto anche per la legge sulla
nautica da diporto, le uniche misure legislative positive
siano
state quelle di iniziativa parlamentare, proposte dai Ds e
dall’opposizione. |
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Proposte di
legge
697 Calzolaio
12 giugno 2001
4417 Gambini
23 ottobre 2003
1933 Calzolaio
12 novembre 2001 |
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Mozioni
1-00003 Calzolaio
13 giugno 2001
1-00059 Bersani
13 marzo 2002
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Energia
Il più grave problema
dell’energia in Italia riguarda il settore elettrico,
a causa essenzialmente del cattivo stato di manutenzione
della rete. I deputati Ds hanno proposto che la proprietà
delle reti
di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica e del
gas non
cada tutta in mano a privati, ma resti per il 51% in mano
pubblica,
oppure che le aziende di gestione delle reti si trasformino
in società
ad azionariato diffuso per garantire gli utenti dalla
prepotenza
dei monopoli e per fare diminuire i prezzi. Infatti il costo
dell’energia
elettrica in Italia è il più alto d’Europa. Il sistema ha
bisogno di
maggiore concorrenza: gli utenti devono tornare al centro
del servizio
reso in cambio dei prezzi pagati e la qualità del servizio
deve
corrispondere agli standard europei. Per questo i deputati
Ds
hanno difeso l’indipendenza dell’Autorità per l’energia
elettrica e il
gas dal tentativo del Governo di sottrarle poteri e capacità
d’intervento
a difesa dei consumatori. Dal 2001 i deputati Ds hanno
proposto
l’aumento dei terminali di importazione del gas naturale e
il
numero dei gasdotti, per rendere più competitivo il mercato
interno
del gas metano e diminuirne i costi per le famiglie e le
imprese,
soprattutto quelle piccole, artigianali e commerciali. I
deputati Ds hanno proposto la creazione di un fondo di 2 miliardi di
euro
all’anno nella ricerca e nell’innovazione del settore
energetico per
le fonti “pulite” di energia, finanziato con parte degli
introiti delle
bollette che oggi pagano le fonti inquinanti. Hanno
sostenuto la
priorità della riconversione delle vecchie centrali
inquinanti ad olio
combustibile in nuove e moderne centrali a gas metano
(cosiddette
“a ciclo combinato”).
Il Governo Berlusconi è l’unico Governo nella storia della
Repubblica che non ha saputo evitare due grandi black-out
elettrici
nel giro di tre mesi nel 2003. Eppure aveva già introdotto
cinque radicali modifiche di legge nel settore energetico
tra cui
il noto decreto “sbloccacentrali“ che ha fatto aumentare il
contenzioso
con Regioni, Comuni e le rappresentanze organizzate
dei cittadini e degli utenti.
Questa maggioranza ha bloccato la modernizzazione avviata
dai
governi dell’Ulivo. Non è aumentata la produzione di energia
elettrica
con fonti pulite e rinnovabili (acqua, sole, vento, biomasse)
che secondo i piani del centrosinistra avrebbe condotto
entro il
2012 a conseguire l’obiettivo dell’accordo di Kyoto per
diminuire
le emissioni inquinanti. |
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Mozione
1-00436 Violante
16 marzo 2005
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Risoluzione
7-00585 Lulli
9 marzo 2005
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Rapporti Cina-Ue
Il 10 giugno scorso è stato
sottoscritto a Shanghai l’accordo sul
tessile tra il commissario europeo Peter Mandelson e il
ministro
del commercio cinese Bo Xilai che ha scongiurato una guerra
commerciale tra Pechino e Bruxelles; un accordo con cui la
Cina si è impegnata ad autolimitare fino al 2008 le proprie
esportazioni nel vecchio continente di 10 prodotti tessili.
Il problema della concorrenza della Cina nei confronti dei
prodotti
tessili e dell’abbigliamento è diventato, infatti, più
urgente
in seguito alla scadenza dell’Accordo Multifibre (AMF), il
31
dicembre 2004. L’AMF stabiliva limiti quantitativi alle
importazioni
nel settore tessile individuando dei tetti all’importazione
di
tali prodotti. Il sistema delle quote ha consentito di
attutire le
ripercussioni del massiccio ingresso nel mercato dei paesi
di
recente industrializzazione. Da quest’anno, in seguito
all’ingresso
della Cina nel World Trade Organization (Organizzazione
mondiale del commercio), le quote sono abolite. Rispetto al
gennaio 2004, le esportazioni dei prodotti da parte della
Cina
sono cresciute del 28,77%, con un incremento del 65,26%
verso gli Usa e del 46,5% verso l’Unione europea. Secondo la
Filtea-Cgil il settore ha perso nel nostro paese, negli
ultimi due
anni, 50mila posti di lavoro; altre decine di migliaia di
posti di
lavoro sono a rischio.
La Lega Nord chiede l’istituzione di dazi sui prodotti
cinesi, ma
il problema vero è che i costi di produzione cinesi sono
molto più
bassi dei nostri, ad iniziare dal costo del lavoro.
I deputati Ds hanno sempre considerato l’apertura al mercato
cinese, anche se non priva di rischi, una grossa opportunità
da
gestire con adeguate politiche di sostegno alle imprese
italiane
che vogliono vendere o produrre in Cina; con una difesa
rigorosa
dei marchi italiani e la lotta severa alle contraffazioni;
con l’aiuto
alle imprese ed ai distretti per una loro ristrutturazione.
Sul fronte dei rapporti culturali, il Governo ha accettato
come raccomandazione
un ordine del giorno presentato dai deputati Ds,
che chiede una politica volta a facilitare l’ingresso degli
studenti
cinesi in Italia.
L’impegno preso dall’esecutivo è quello di
semplificare
la procedura per i visti degli studenti esteri, e di
stanziare
fondi adeguati per borse di studio e di ricerca rivolte ai
giovani
cinesi e ai nostri studenti che vogliono studiare presso
istituti universitari
cinesi. |
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Proposte di
legge
97 Gambini
30 maggio 2001
2900 Carli
25 giugno 2002
diventata legge
n. 172/2003 |
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Turismo
L’Italia è passata dal 2° al 5° posto
nella graduatoria mondiale
delle presenze di turisti stranieri. Il turismo ha perso importanti
quote di mercato. L’unica reazione del Governo è stata quella di
ridurre drasticamente le risorse destinate ai sistemi turistici
locali
e alle imprese, sovrapponendosi, in barba alle proclamazioni
su decentramento, federalismo e devolution, all’azione delle
Regioni e dei Comuni.
Il pacchetto di proposte dei deputati Ds per le imprese turistiche
comprende: l’armonizzazione dell’IVA turistica in ambito europeo
e la riduzione dell’aliquota dal 20 al 10%; l’estensione del
credito d’imposta ai datori di lavoro del settore per l’incremento
dell’occupazione; la defiscalizzazione degli oneri sociali in favore
delle aziende a carattere stagionale; la reintroduzione del
credito d’imposta per l’acquisto di determinati beni strumentali;
la deducibilità delle quote di ammortamento per le spese di
manutenzione, riparazione, ammodernamento degli immobili
adibiti ad attività turistica; il sostegno per l’acquisizione, da
parte
degli operatori, della struttura immobiliare nella quale esercitano
l'attività alberghiera; l’aumento della dotazione finanziaria del
fondo per il cofinanziamento dell’offerta turistica.
Riguardo al settore balneare, il Governo ha proposto una sorta
di modello "Las Vegas" centrato sulla moltiplicazione dei casinò.
L’idea è di cedere le spiagge ai privati con convenzioni della
durata di 90 anni, nonostante l’opposizione delle Regioni.
La proposta dei deputati Ds va in tutt’altra direzione: utilizzare
gli strumenti legislativi già esistenti, come le Società di
trasformazione
urbana, per riqualificare le località turistiche da un
punto di vista urbanistico promuovendo un uso moderno ed efficace
di beni demaniali rilevanti quali i lungomare; rendere più
facilmente raggiungibili le nostre località turistiche grazie ad
accordi commerciali che abbattano le tariffe di trasporto; avviare
un’efficace promozione del turismo italiano all’estero.
Nei primi tre mesi del 2005 il sistema ricettivo italiano ha visto
ridursi di 540mila unità le presenze straniere e il consuntivo
gennaio-
marzo degli arrivi (10 milioni 996mila) è il peggiore dal
2001.
Le previsioni a giugno stimano tra il 5 e il 10% la contrazione
attesa sulle vacanze degli italiani. |
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